domenica 31 dicembre 2017

Episodio 16: Padre e figlia

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.
E la dodicesima: Dodicesima parte.
E la tredicesima: Tredicesima parte. 
E la quattordicesima: Quattordicesima parte
E la quindicesima: Quindicesima parte




Buio.
Poi il silenzio assoluto. Lena camminava sulla riva del Lago di sinistra, respirando a fatica, i piedi nudi affondavano nel terriccio.
un leggero vento le soffiava sul viso, poi lo notò, era lontano ma già riusciva a riconoscerlo ... suo padre avanzava verso di lei con passo lento.
Da quanto non lo vedeva? Un tempo incalcolabile. Alzò la mano per salutarlo, lui fece lo stesso. Lena non aveva una grande stima nei confronti del padre, lui era un uomo duro, chiuso, fatalista...ma non poteva che farle bene vedere un viso conosciuto in quella terra dimenticata dal mondo.
"Padre" disse, e poi se lo trovò davanti.
Lui indossava una lunga tunica color latte, i piedi nudi proprio come lei, la testa totalmente calva, sembrava una visione sovrannaturale.
"Lena, che ci fai qui..." - "Mi hai sempre raccontato solo storie sul Lago di sinistra...mi avete detto oltre la sua riva non c'era nulla, solo morte, invece su quest'isola c'è vita" - "tu questa la chiami vita? Le persone qui recluse si limitano ad esistere, nessuno di loro tornerà mai a casa".
"Le persone possono pentirsi...possono comprendere dai loro errori, ribellarsi è stato un errore!" - "lo è stato, è vero...e non esiste nessuno che compie un solo errore nella vita. Se queste persone torneranno a Middle Town aspetteranno il pretesto per vendicarsi, sediamoci figlia mia".
Lena, silenziosa e pensierosa si accomodò sulla sabbia e ne sentì il tocco sulla fine veste, il governatore si accomodò accanto a lei.
"Perché quella Erin mi ha portato qui..." - "per tenerti lontana da Middle Town, è talmente ovvio ed evidente...mi rammarico davvero molto che tu non te ne sia accorta, sei sempre stata una ragazza intelligente, con un cervello sviluppato ed un intuito da fare invidia a qualunque quindicenne della città" - "perchè non mi hai consigliato? Sei mio padre!" - "Erin non è una donna...ella è un'incantatrice che viene dal sud del mondo, con le arti delle polveri e dello sguardo riesce a convincere le persone a fare ciò che a lei più aggrada, con te non l'ha fatto, tu ti sei fidata davvero. Il suo piano è sgombrare Middle Town e farvi trasferire le persone del suo villaggio a sud, lì le temperature si sono alzate e sembra che la Madre delle genti abbia la volontà di farli tutti morire di sete e di fame".
"Erin un'incantatrice..." - "io stesso sono stato sua vittima, fin dal primo momento che l'ho vista, mi ha ammaliato, conquistato e mi ha recato piaceri quasi disumani".
Lei, riuscendo a provare solo nausea e continuando ad avere il respiro affannato, sussurrò: "che posso fare..." - "è la tua città. Trova un modo per salvarla, torna a casa tua. Qui ci sono delle persone di buon cuore, potrebbero aiutarti" - "e che potrei fare una volta lì? Come posso competere con una donna che incanta le persone? Io a Middle Town sono sola" - "e il barbone?" - "il barbone ora ha impegni più grandi: sarà padre" - "gli dei di ogni epoca lo malediranno per questo oltraggio, stanne certa" - "smettila..." - "di fare cosa" - "di pensare che siamo tutti dannati, l'unico dannato sei tu. Governatore di una città in rovina, lasciata in mano ad una strega, fai qualcosa tu, adesso! Torna a casa!".
Cominciò a piangere, il viso tra le mani, suo padre la strinse.
"Vorrei tornare, ma non posso, di me non è rimasto nulla".
"Bugiardo! Sei qui davanti a me e mi parli! Forse non ti è rimasto molto coraggio!".
Si alzò, infuriata, fece un respiro profondo : "io torno da Jude e Ger, dirò loro quello che mi hai detto! Non voglio vederti più".
Il governatore le voltò le spalle e si avvicinò pian piano all'acqua, vi mise un piede dentro" - "sei impazzito? L'acqua ti consumerà!" - "l'acqua mi ha già consumato".
Il padre la guardò di nuovo, il viso scheletrico, i denti scoperti.
Egli era divenuto un cadavere.
"Erin m'ha ucciso".

Luce.
Lena aprì gli occhi, tossì forte, il curatore l'aiutò a mettersi seduta.
"Sei svenuta, tranquilla, ci siamo noi con te", l'uomo le asciugò la fronte con un panno umido - "hai avuto un incubo" - "nessun incubo, ho visto mio padre".
Fece un respiro profondo.
"Mio padre è morto, l'hanno gettato nel Lago di sinistra, dovete aiutarmi a tornare a Middle Town, la mia città sta per cessare di esistere"

La nuova parte sarà online l'11 Gennaio!
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lunedì 4 dicembre 2017

Episodio 15: Il dono della Madre delle genti

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.
E la dodicesima: Dodicesima parte.
E la tredicesima: Tredicesima parte. 
E la quattordicesima: Quattordicesima parte


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Il percorso fino agli edifici fu sgombro di ostacoli, era ormai quasi buio, e loro due camminando non si scambiarono nemmeno una parola.
Lena non avrebbe saputo cosa dire al suo innamorato atipico.
Era riuscita a strappargli un bacio, ma a cosa era servito? Non avrebbe portato nel cuore nient'altro di lui, era la sua più grande delusione. Jude camminava dietro di lei, intrappolato nei pensieri così come lo era Lena, aprì bocca per farle una singola domanda: "Lena, ricordi cosa ci ha detto Ger? Prima di andare via vorrei parlarle, vorrei chiederle anche dove siano i miei genitori, ci ha detto che ci saremmo incontrati al recinto dei volatili una volta calato il Sole".
Lena si arrestò, voltandosi a guardarlo. Aveva dimenticato le parole di Ger.
"Non posso negarti di salutare i tuoi genitori, anche se non credo che riuscirà ad uscire senza farsi notare...".
Lena era convinta che Ger vivesse separata dal resto delle persone in quanto malata.
Era sempre stata quella la regola delle persone: chi è malato non deve compromettere la salute degli altri e deve guarire o morire in disparte. Erano ormai vicini al posto dove avevano incontrato la ragazza qualche decimo prima.
La videro poggiata al muro, illuminata a stento da una candela che portava in mano, quando li notò il sorriso che fece fu meraviglioso.
Era così fragile e sola che non poteva non suscitare un po' di compassione o tenerezza, ma Lena si mantenne seria.
"Sono contenta di vedervi, ma allo stesso tempo speravo che foste già riusciti ad andare via. Seguitemi".
"Dove ci porti tesoro?" - "Il mio curatore è una persona buona e gli ho raccontato chi siete e chi vi ha portato qui, vuole vedervi, vi aiuterà lui ad andarvene!". Gli occhi di Ger, meno spenti di quando l'avevano vista alla luce del Sole, dicevano il vero.
Lena le chiese: "è molto distante il posto dove si trova il tuo curatore?" - "non molto, seguitemi, se notiamo qualcuno che esce dagli alloggi e ci segue spengo la candela".
Fidandosi di Ger la seguirono, in assoluto silenzio, sembrava che il mondo si fosse fermato su quell'isola : nessuno usciva, nessuno parlava.
"Qui appena tramonta il Sole vige l'obbligo di stendersi sui giacigli, sia che si dorma sia che non si dorma, anche se è meglio riposare in previsione del lavoro dell'indomani" - "vedo che stai meglio Ger, mi fa piacere" - "non mentire Lena, so che mi odi, così come io odio te, comunque hai visto bene, mi sto riprendendo, la mia era una banale malattia".
Non incontrarono nessuno, una volta arrivati davanti ad una piccola casupola Ger bussò quattro volte, aprì un signore dallo sguardo gentile e i capelli lunghi.
Jude subito disse: "ci permettete di..." -"entrate alla svelta", una volta dentro furono investiti da un intenso calore che fece loro ricordare quanto facesse freddo lì fuori.
Prese dei teli di lana e glieli avvolse attorno alle spalle, guardandoli con sguardo compassionevole.
"Gertrude, ma Lena e Jude sono dei bambini, lei quanti anni ha...tredici?" - "La sua domanda è molto cortese, ne ho quindici".
Il curatore prese due tazze di una tisana molto calda e li diede in mano a Jude e Lena, invitandoli a sedersi su una panca di legno.
"Una gentilezza unica...", sussurrò Jude, e il curatore scoppiò a ridere esclamando: "è sconvolgente come le vostre maniere cordiali siano del tutto automatiche, vi crescono bene a Middle Town, Ger però è diversa" - "sono sempre stata diversa".
"Bevete pure la tisana, io se me lo permettete vi spiegherò alcune questioni...".
Lena assaporò quella caldissima tisana al sapore di mele e in lei si riaccesero tutti i sensi, quell'uomo le ispirava fiducia, le sembrava avere ottime intenzioni , si sentì rilassata, per qualche istante.
"Gertrude si trova qui perché ha bisogno di essere seguita da un curatore, si trova in uno stato particolare" - "una malattia dello stomaco, ma prima o poi finirà? Cosa può dirci curatore?" - "finirà presto".
Jude sorrise, tendendo la mano a Ger, che la prese, arrossendo.
"Stanotte dormirete qui, con noi, domani andrete a parlare coi capi del posto, tu, Lena sei la figlia del governatore di Middle Town, non ti faranno mai del male, ed è probabile che acconsentano a farti tornare a casa" - "lo spero, ho delle preoccupazioni davvero grandi...devo parlare con Erin e capire perché abbia voluto lasciarmi qui, farmi vedere tutto questo, capire quando le persone della mia città torneranno a casa..." - "in quanto a Jude, tu...ragazzo, sei intenzionato a tornare a casa?" Lena sperò che rispondesse di sì.
"Non lo so...vorrei prima capire come stanno i miei genitori e sapere quando torneranno" - "c'è anche altro che devi sapere, la tua innamorata non ha una vera e propria malattia, lei si trova in stato di gravidanza".
I due ragazzi guardarono il curatore con sguardi dubbiosi.
Jude chiese: "di che si tratta?" - "Gertrude, penso che sia giusto che glielo dica tu".
Ger, stranamente con sguardo basso e gambe tremanti, esordì con: "ti ricordi quel giorno dietro alla siepe? Quando ci stavamo avvicinando senza che nessuno ci vedesse? Quel giorno la Madre delle genti ha messo in viaggio per noi un bellissimo bambino, che ha iniziato la sua vita nel mio grembo e presto sarà qui, con noi".
"Quello che dici è indecente Ger", Lena non ce la fece a trattenersi - "non ci credo, Jude non ti avrebbe mai avvicinata prima di diventare tuo marito, è inverosimile!" - "è indecente quello che dico, è indecente quello che ho fatto, ma se sono macchiata di colpa io allora lo è anche lui!".
Jude non riusciva a parlare, gli tremavano le labbra.
Il curatore si intromise: "non è una maledizione, è solo un bambino, Gertrude per evitare lo scandalo ha deciso di crescere suo figlio qui, sarà al sicuro e verrà protetta da me, tu invece Jude, che farai? Domani andrai a chiedere di poter tornare a casa o rimarrai qui con la tua amata?".
Lena, piangente, si mise il viso tra le mani, e Jude, in quel momento rispose: "rimango qui con lei e con il bambino che nascerà".
Lena vide tutto nero, si sentì mancare e cadde a terra.

Ecco la sedicesima parte: EPISODIO 16

sabato 18 novembre 2017

Episodio 14: Ger, Jude e Lena.

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.
E la dodicesima: Dodicesima parte.
E la tredicesima: Tredicesima parte.


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Gertrude.

Aspetti un figlio Gertrude.
Aspetti un figlio Gertrude.
Aspetti un figlio Gertrude.
Le parole della vecchia Sarah rimbombarono nella testa della ragazza per diverse volte, poi disse: "impossibile".
Non si potevano avere figli prima di essere delle mogli.
Nessuna che non fosse moglie aveva mai avuto figli, era impossibile, la natura non lo permetteva.
La donna si mise a ridere: "allora è vero quello che dicono sulle ragazze di Middle Town, siete delle sprovvedute che ancora credono alla storia che sia la madre delle genti a posare tra le braccia dei coniugi le creature appena nate".
"Non sono sciocca, ho sempre immaginato che ci fosse dell'altro" - "non solo lo hai immaginato, ma lo hai anche sperimentato", lei continuava a non capire nulla.
Fu il curatore ad interrompere il discorso : "anziana Sarah, credo che la ragazza sia abbondantemente scossa, è certo che non sappia di cosa stiamo parlando".
Sarah sembrò indispettirsi parecchio: "la ragazza deve sapere che non sta affatto morendo, certo, la sua vita cambierà drasticamente, ma non finirà"
Ger continuava a fissare prima Sarah, poi il curatore e viceversa, capendo molto poco di quanto le stavano comunicando, la invitarono a sedersi.
"Esistono mia cara per noi donne dei processi molto strani...i figli non arrivano improvvisamente, ma si fanno insieme, moglie e marito...o meglio...donna e uomo. Una volta che ci si sposa si passa del tempo con il proprio uomo e in quel lasso di tempo si può cominciare ad aspettare un figlio. Mi hai detto di avere un ragazzo, è probabile che voi per curiosità abbiate sperimentato delle cose di nascosto".
...di nascosto.
In quel momento qualcosa si accese nella testa di Ger.
"Forse io ho..." - "forse sei stata indecente. Ma tranquilla tesoro. Non sei la prima al quale capita una cosa del genere. Agli occhi della Madre delle genti sono belli tutti i bambini, crescerai il tuo qui, con noi, non getterai disonore sulla tua famiglia, per questo ti consiglio di non tornare più a Middle Town".


Jude.

Addentò affamato la sua fetta di formaggio.
Si erano appartati accanto ad un ruscello immerso nel verde, stava per calare la notte.
"Non mangi niente Lena?", lei neanche lo guardò.
"Non puoi star senza mettere nulla sotto i denti! E' fisiologico, prima o poi avrai bisogno di nutrirti".
"Come fai a stare così su col morale...ma hai visto in che condizioni vivono le persone qui? La tua Ger sembra una morta che cammina, era la ragazza più bella di Middle Town! Invidiata da chiunque! Povera ma bella come una divinità. Si sono divorati la sua bellezza in pochissimo tempo!".
Jude si alzò, turbato.
"L' ho vista, sto solo cercando di non pensarci..." - "sono la figlia del governatore, farò in modo che le persone vengano rimandate nella loro città di provenienza" - "tu non sei più la figlia del governatore Lena, sei solo...una cittadina. Tuo padre ha ceduto l'incarico ad Erin. Possiamo fare due cose : farci vedere e diventare anche noi dei prigionieri o ... morire di fame o di freddo quando sarà notte. A te la scelta, hai il compito di decidere come proseguire la mia vita. Sempre che la tua amica Erin non abbia la stupenda idea di venirci a riprendere".
Lena si alzò ed andò di fronte a lui, guardandolo finalmente.
"Tu hai coraggio?" - "certo..." - "allora vieni con me laggiù e andiamo a dirgli come siamo arrivati, raccontiamo tutta la verità. Non possono farmi niente! Dovrò contare pur qualcosa ai loro occhi! Mio padre era una persona davvero importante".
A Jude sembrò talmente determinata, talmente convinta che annuì.
"Proviamo, la cosa peggiore che possono farci è..." - "ridurci nello stesso stato di Ger".
Lui, in un impeto di affetto, le prese una mano tra le sue e le sussurrò: "grazie per avermi chiesto di venire con te...altrimenti la mia vita non sarebbe mai cambiata, avrei aspettato invano il rientro di Ger e dei miei genitori...soffrendo terribilmente e tuttavia incapace di reagire".


Lena.

Lei pensò che quello fosse il momento perfetto.
Pensò che Jude non lo aveva mai visto bello come in quell'istante, ancora illuminato dai residui del giorno, stanco di soffrire, così ricco di gratitudine per lei.
Lo baciò sulle labbra, e lui non la respinse.
Fu un bacio lungo, pieno di passione, in cui si strinsero forte l'un l'altra, dimenticando tutto.
Dimenticarono Ger, il Lago di sinistra, Erin e tutte le preoccupazioni che affliggevano il loro cuore, e pensarono solo a loro stessi per un po'.
Quando lei si sciolse dal bacio Jude la fissò senza riuscire nemmeno a parlare, si portò una mano alle labbra e cominciò a scuotere il capo.
"Ma cosa abbiamo fatto..." - "è stato un gesto istintivo, non volevo essere così indecente..." - "è stata colpa di entrambi, avrei dovuto respingerti" - "eppure hai accolto il mio bacio..." - "sono in uno stato confusionale, siamo lontani da tutto, io, ti chiedo perdono per non averti respinta".
Lena sentì qualcosa che morì dentro di lei, il momento magico che avevano appena vissuto era finito alquanto tristemente.
"Andiamo a parlare con chi comanda questa follia qui sull'isola, e poi, per non compromettere la tua decenza, eviterò di parlarti ancora", disse Lena.

Ecco la quindicesima parte: QUI.

mercoledì 8 novembre 2017

Episodio 13: Senza decenza

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.
E la dodicesima: Dodicesima parte.

Jude la stava osservando con sguardo compassionevole, vicino alle lacrime.
"Cosa ti hanno fatto?" Ger in pochissimo tempo realizzò che lui non si sarebbe mai dovuto trovare lì, in quel posto sperduto che era in grado di dare solo dolore.
Svelta la ragazza si alzò e lo raggiunse nel recinto, nascondendolo dietro la casetta dove tenevano il granturco.
"Come hai fatto ad arrivare...chi ti ha detto dove siamo...".
Ma lui non la fece parlare oltre, e la strinse tra le sue braccia.
"Che cosa ti hanno fatto..." - "Jude noi qui lavoriamo, portiamo avanti diverse attività, ti assicuro che siamo trattati benissimo, ed è solo una cosa temporanea, è una punizione per il nostro comportamento durante la notte della sommossa" - "i miei genitori come stanno..." - "bene, stiamo tutti alla grande, non è una prigione, è un luogo dove si fatica ma mai troppo" - "voglio vedere  mio padre e mia madre" - "è meglio che ritorni a Middle Town, noi saremo presto a casa, vedrai".
Solo in quel momento Ger vide anche Lena, che la fissava, sconvolta.
"C'è anche lei" - "mi ha chiesto lei se volessi venire a cercarvi...la governatrice ci ha portati qui stamattina ma se ne è andata, senza lasciarci un mezzo per tornare".
"Ma sei sicura di essere Ger, Gertrude, la sorella del mugnaio".
Doveva essere davvero irriconoscibile.
"Sì, figlia del governatore, sono proprio io, vedo che come sempre sei contenta di vedermi".
Capitò proprio in quel momento, mentre lei cercava di darsi un tono e di ritrovare un po' del suo carattere forte, seppellito dalla stanchezza e dalla malattia...vomitò.
Poi si gettò a terra, in ginocchio, tremante.
"Cosa c'è che non va, stai male?" - "si sto male da giorni, una banale malattia dello stomaco, devo aver mangiato qualcosa di pesante".
Lena parlò a Jude : "è meglio se la lasciamo tornare all'alloggio, noi ci faremo venire in mente una soluzione".
Ger alzò lo sguardo e sussurrò: "non c'è una soluzione. Da qui non si va via...potrete tornare a casa solo se qualcuno verrà a prendervi" - "sono certa che Erin verrà a prenderci entro qualche decimo" - "chi è questa Erin?".
Jude le spiegò di come il Governatore May fosse sparito da qualche tempo e di come una donna ammaliante di nome Erin avesse temporaneamente preso le redini della città.
"E voi vi fidate di questa donna? Tu Lena, ti fidi?" - "Ciecamente, vive nel mio stesso palazzo, ho imparato a conoscerla, è una bella persona, è generosa e pensa sempre ai problemi degli altri".
"E perché questa bella persona che pensa sempre ai problemi degli altri ti ha lasciato su un'isoletta circondata da acqua che ti scioglie la pelle?" - "sicuramente per darmi un insegnamento, per mettermi davanti ai miei compiti futuri..." - "o per tenerti alla larga dalla città per un po'...".
Chiamarono Ger a gran voce e lei, con occhi spaventati esortò i due ad allontanarsi : "ci vediamo qui una volta che sarà calato il sole, ho dei compiti da svolgere, voi nascondetevi, state lontani da queste strutture".
Detto questo si allontanò e in pochi istanti si trovava nel dormitorio.
La vicedirettrice entrò nell'ampia stanza quando Ger aveva appena poggiato il sedere sul suo giaciglio, altri stavano riposando, dopo il pranzo era concessa un'ora di libertà.
"Ti cerca il curatore, si aspettava che raggiungessi l'alloggio destinato alle malate croniche non appena avessi ricevuto la mia comunicazione" - "sto solo riposando, non sono stata bene dopo pranzo" - "ben presto sarai tra le braccia della madre delle genti, o almeno posso supporlo siccome mi sembri una ragazza piuttosto decente, e mentre lei ti canterà dolci canzoni nelle orecchie avrai tutto il tempo di riposare, riposerai fino alla fine dei tempi".
Ger si alzò subito in piedi, le gambe tremolanti, e presi i suoi stracci seguì la vicedirettrice.
Il pensiero di Jude e Lena su quell'isola la tormentava, molto più di quello della sua morte imminente.
Non sapeva come se la sarebbero cavata né come avrebbe fatto ad aiutarli ed aveva paura che venissero fatti prigionieri anche loro.

Il piccolo alloggio delle malate croniche era una baracca, serviva per ospitare una modesta quantità di donne che stavano passando dei periodi brutti, proprio come lei.
Il curatore la accolse con un sorriso compassionevole.
"La ragazza coi capelli dorati, ti stavo aspettando". L'uomo aveva i capelli lunghi raccolti in una cosa bassa e indossava una tunica color vinaccia. Le andò incontro, abbracciandola, una vecchia pelata che indossava un manto rosso tossiva debolmente seduta accanto ad un tavolo, e sorseggiava una bevanda calda.
"Grazie vicedirettrice, può andare, ci penso io a lei", la donna chinò un po' il capo e se ne andò.
"Gertrude ti presento Sarah, lei è qui da giorni, si è ribellata anni fa, nella sua piccola città, dove le donne erano proprietà esclusiva del loro re, ora è vecchia e malata e vuole essere accompagnata nell'ultimo periodo della sua vita".
La donna sorrise, mostrando l'unico dente ancora ancorato alle sue gengive.
"Dolce biondina, gli ho tagliato le palle a quel re, per un danno del genere ti fanno rimanere qui a vita, e io ne sono la testimonianza" - "non è un mio problema anziana Sarah, non mi rimane molto da vivere".
Sarah lasciò la sua sedia per avvicinarsi a Ger, il curatore, tenendo le distanze, cominciò a fissarle, interessato.
"Quanti anni hai?" - "diciassette..." - "da dove vieni" - "Middle Town, lavoro il latte, ho delle bestie..." - "hai un uomo?" - "un ragazzo, rimasto in città, che mi piace e che mi è vicino, ma io non sono ancora una donna così come lui non è ancora un uomo, quindi, per rispondere alla sua domanda: no, non ho un uomo".
La vecchia le prese le mani, scaldandogliele.
"Che problemi hai?".
Parlò il curatore per lei : "non trattiene il cibo, vomita, dimagrisce, ha sicuramente assunto per errore qualche veleno che usiamo per le uova".
La donna le toccò il ventre, con un gesto fulmineo.
"Hai i vermi cara?" - "i cosa? Io no...i vermi...per carità, non ho i vermi" Ger rabbrividì al solo pensiero: malata sì, in punto di morte anche...ma non ospitava certo dei parassiti.
La vecchia smise di toccarla.
"Allora credo che tu non sia una ragazza così decente, qualcuno deve averti visitata sotto il tetto dei tuoi genitori o dietro qualche cespuglio..." - "non capisco...".
"Aspetti un figlio Gertrude".

Continua a leggere quello che succede nell'episodio numero 14: QUI.

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sabato 28 ottobre 2017

Episodio 12: La ragazza sfiorita

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
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E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.



Quella mattina Gertrude aveva il compito di lavare gli abiti sporchi dei compagni.
Lei, Shana e Wanda stavano strofinando gonne, tuniche, pantaloni e scialli con quel sapone dal puzzo insopportabile all'interno del ruscello.
"Hai parlato col direttore ieri sera?" le chiese Wanda con quella vocetta stridula che la contraddistingueva.
Gertrude le fece segno di stare zitta - "ti prego, ho paura che ci sentano" - "ma chi vuoi che ci senta, qui al ruscello non ci controlla nessuno, siamo troppo distanti dalle caserme".
La ragazza si fece forza e, sussurrando più che poteva, le rispose : "hanno mandato un curatore a controllarmi perché ieri mattina sono svenuta e valuteranno se spostarmi nella in una caserma più controllata o farmi lavorare un po' meno" - "perché? Non ha senso, non sei la prima che sviene, facciamo lavori faticosi, è normalissimo" - "hanno paura che sia dovuto ad una malattia" - "io quando sono stata male sono rimasta all'interno della stessa caserma, e anche Shana, quello che ti hanno detto non ha senso!".
"Zitte!".
La voce della vicedirettrice tuonò nel silenzio, si trovava dietro di loro, Gertrude poteva sentirla respirare, spaventate le ragazze continuarono a strofinare i panni, senza nemmeno guardarsi.

La sera che Gertrude e altri middletowniani erano entrati nel palazzo del governatore avevano trovato ad accoglierli uno strano gas, che li aveva fatti dormire come sassi...la mattina seguente si erano svegliati ognuno su un giaciglio di stoffe vecchie, in quella strana isola nel bel mezzo del Lago di sinistra.
Il direttore aveva detto: "siete qui per rimediare alla vostra audacia ed incoscienza. Siete qui per darvi da fare, lavorare duro e non fare domande. Siete qui perché il vostro governatore vi ha dato una seconda possibilità. Siete qui per la redenzione. Siete qui per indossare le divise bianche che vi forniremo.
Ma di certo non siete qui per restare".
Li avevano divisi in caserme e si alternavano i vari lavori: lavare i panni, cucinare, tessere, rassettare, pulire le stanze, prendersi cura del bestiame ... o almeno questi erano i compiti delle donne.
Gli uomini costruivano altre caserme destinate a chi, come loro, un giorno si sarebbe ribellato da qualche parte nel mondo.
"Potete scappare se volete, vi lasciamo liberi di farlo. Peccato che l'acqua del lago possa corrodervi fino a lasciare di voi solo un mucchietto di ossa".
Il direttore aveva richiesto un colloquio privato con ognuno di loro, quando era toccato a lei era sembrato particolarmente contento di vederla.
Era un uomo alto quasi due metri e portava i capelli rossi rasati.
Non doveva avere più di quarant'anni. Il colloquio si svolse in una stanza piccolissima, senza nessun mobile.
"Tu sei?".
"Gertrude dei White, allevo capre con la mia famiglia, mio fratello è un mugnaio e viviamo del latte che le nostre bestie producono".
"Una tale bellezza costretta ad un lavoro così umiliante?".
Lei, per niente timida, aveva tenuto alto lo sguardo.
Si erano guardati.
Lui aveva gli occhi grandi e color indaco.
"Non trovo che il mio lavoro sia umiliante, mi permette di vivere in modo dignitoso".
Il direttore aveva sorriso.
"Non ti credo Gertrude, lo vedo nei tuoi occhi, tu sei una vincente, non ti piace essere sottomessa e non ti piace lavorare, con il tuo corpo e con i bellissimi capelli che hai dovresti passare la vita seduta su una poltrona dorata ad aspettare che sia il tuo uomo a portare il pane a casa".
"A Middle Town lavorano tutti una volta finito il percorso coi tutori, nessuno sta seduto ad aspettare che sia concluso l'operato di altri".
"La moglie del governatore lavora?" - "no..." - "è perché ha oro in abbondanza, a che le servirebbe lavorare. Ho ragione?", Ger annuì - "posso assicurarti che non ho mai visto una ragazza più bella di te, puoi ambire ad altro, dico sul serio, puoi diventare una signora, qualunque uomo che abbia un minimo di potere cadrebbe subito ai tuoi piedi vedendoti".
Si era avvicinato a lei, profumava di miele e di dolci.
"Hai vissuto in modo decente nel tuo paesino di pezzenti o sei circondata da maschi adoranti?" - "ho un uomo che mi aspetta a casa una volta che avrò scontato la mia punizione" - "un uomo o un ragazzo? Io sono un uomo vero, posso renderti felice, evitarti questo schifo e persino volerti bene, se mi garantisci che ogni mattina verrai qui a trovarmi per allietare le mie fatiche" - "la mia decenza mi impedisce di stare sotto lo stesso tetto con un uomo per troppo tempo, mi dispiace ma devo andare".
Ger si era allontanata da quella stanza minuscola a grandi passi.

Erano passati innumerevoli giorni, ne aveva totalmente perso il conto.
Era dimagrita a vista d'occhio, i capelli, ora spenti e sfibrati, la facevano sembrare la testa avvolta da una bianca ragnatela, le occhiaie scure le avevano decorato il viso ed aveva cominciato a vomitare due o tre volte al giorno.
Anche in quel momento, mentre con Wanda e Shana preparava la zuppa per la cena, le veniva da vomitare.
Il direttore, Alf, le aveva parlato di nuovo, ma mai in modo confidenziale, doveva aver capito il suo rifiuto, ed aveva trovato l'approvazione di una ragazza di Middle Town che era sparita dai vari mestieri ed era stata vista uscire a passeggiare fuori dall'alloggio del direttore.
Una ragazza senza decenza ma con tanta voglia di vivere.
L'immensa mensa maschile fu ben presto piena di tutti i lavoratori dell'isola, sporchi stanchi ed affamati, e Ger e le altre incaricate del pranzo servirono la zuppa con velocità per andare a mangiare quanto era rimasto nella sala da pranzo delle donne.
Mentre a tavola, nonostante la nausea, stava divorando delle patate lesse, la vicedirettrice entrò e la chiamò a gran voce.
"Ce l'ha con te..." le sussurrò Shana, dopo che la donna la ebbe individuata le si avvicinò.
"Seguimi, mangerai dopo le tue patate", Ger annuì e fece quanto le era stato chiesto.
Una volta fuori dalla struttura, vicine al recinto di oche e galline, la donna, che per stazza poteva benissimo essere scambiata per un uomo in carne, le domandò: "come stai?" - "io?" - "certo, tu. Sei arrivata qui che sembravi un fiore, ora sei sempre un fiore ma ... appassito. So che sei svenuta e che spesso vomiti" - "mi ha visitato un curatore e sto aspettando che qualcuno mi..." - "da questo momento in poi vai a stare nel piccolo alloggio delle malate croniche, lì si prenderanno cura di te" - "malate croniche...io ho solo un po' di..." - "è molto probabile che tu stia morendo, quindi prendi i tuoi stracci e fa quello che ti dico, ti accompagnerò di persona".
Ger, che cominciò a sentire uno strano ronzio in testa, fece una cosa che non aveva mai fatto da quando si trovava su quella strana isola circondata da acqua corrosiva: pianse.
Le lacrime scesero da sole, incontrollabili.
"Non serve frignare, morirai in pace e con rispetto, se dovessi crepare davanti agli occhi di tutti sarebbe un bel casino, si arrabbierebbero e chissà...potrebbero fare pazzie, Prendi le tue cose e sbrigati".
La vicedirettrice si allontanò, lasciando la ragazza sola con i suoi demoni, si gettò a terra, incapace di fare qualsiasi cosa, poi sentì qualcuno che la chiamava, piano.
Si guardò intorno e ci mise poco a capire a chi appartenessero quegli occhi che la stavano fissando dal recinto dei volatili.


Ecco il nuovo episodio: EPISODIO 13: SENZA DECENZA.

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domenica 22 ottobre 2017

Episodio 11: Menzogne

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.


I loro piedi camminarono nell'acqua ghiacciata del Ruscello di sale, tenevano tutti e tre le scarpe in mano, mentre Jude sussurrava "moriremo, moriremo, di una morte lenta e dolorosa", senza tuttavia tornare indietro.
"Ragazzo, cosa ti rende così convinto che qualsiasi cosa venga a contatto con l'acqua del Lago di sinistra muoia? Mi sembra che tu sia ancora vivo, o può anche darsi che il tuo cadavere sappia parlare, visto che non rimani zitto un solo istante".
"Lo sanno tutti governatrice! Dei ragazzi all'inizio dei tempo hanno fatto il bagno qui dentro e sono rimasti senza sangue, e non troppe epoche fa un bambino perse un piede perché venne a contatto con quest'acqua maledetta" - "allora perché stai guadando questo ruscello maledetto, che sfocia in quel lago maledetto dove la l'acqua è maledetta?".
Jude cominciò a ridere in modo isterico : "perché non ho nulla da perdere".
La nebbia li avvolgeva, a stento riuscivano a vedere l'uno il viso dell'altra. Anche Lena aveva paura, ma aveva preferito non parlare.
"Vi dirò cosa so io ragazzi, è vero che in passato l'acqua di questo lago ha causato delle vittime, più di quelle che immaginate, tutti lo evitano come se fosse velenoso...e fanno bene. Contiene una pericolosa tossina corrosiva che è impossibile da sradicare".
"MORIREMO!" urlò Jude.
"No che non morirai, imbecille, se siete con me non correte nessun rischio, so come limitarne gli effetti, non mi potete vedere a causa della nebbia ma vi precedo gettando in acqua una polvere a base organica che inibisce la tossina".
Lena si avvicinò a Jude.
"Non morirai, al massimo rimarrai senza i piedi", la guardò disperato - "come posso vivere senza piedi?".
Era davvero tenero e spaventato.
Lena invece, senza saperne l'esatta ragione, si fidava ciecamente di Erin.
Trovarono l'imbarcazione dopo quasi un decimo di cammino nell'acqua tossica e ghiacciata.
Era di modeste dimensioni e in legno scuro, al suo interno vi erano due remi.
"L'ho preparata da giorni, ci stava aspettando".
Lena sentiva non sentiva più i piedi, e si rese conto di avere diversi tagli dovuti al freddo.
Di corsa indossò di nuovo le scarpe.
Jude invece se li toccava, come se si aspettasse che gli fossero caduti.
"Ragazzo delle spezie, remerai tu?", Jude annuì, asciugandosi le lacrime con la manica.
Cominciava ad albeggiare mentre si lasciavano le rive del lago alle spalle.
"Vi chiedo di non fare domande e di non parlare fino al nostro arrivo, ho bisogno di riposare occhi e orecchie, quando noterete qualcosa in lontananza avvertitemi e io farò in modo di non sbagliare rotta, questo gruppo deve arrivare a destinazione".

"Sei stanco?",  gli chiese sussurrando Lena dopo un bel po' che remava - "no, in questo modo mi riscaldo".
I capelli lisci e disordinati di Jude erano mossi dal vento, gli occhi di ghiaccio stanchi ma vigili, la poca barba sulle gote gli dava un'aspetto più adulto.
"Lena non potrò mai dimenticare tutto questo. La mia vita è sempre stata tutta uguale, densa di fatica, rispetto per i miei genitori, lavoro... diciamo che l'amore per Ger mi ha dato uno stimolo in più. Mi ha permesso di trovare il coraggio di trasgredire qualche regola" - "di cosa parli?" - "oh, non di cose da adulti, tranquilla. Ger sembra una ragazza molto spavalda e noncurante del valore della castità, ma è solo una maschera che indossa. Nasconde un' indole molto pudica".
Lena sapeva che Ger non era nè casta nè pudica, ma annuì accondiscendente per non offendere Jude.
"Le regole le sto trasgredendo tutte oggi. Non sono andato a lavorare, mi sono allontanato dalla città e...non l'ho detto a nessuno".
La ragazza vide qualcosa in lontananza, qualcosa che si ergeva su quella densa e scura acqua, sembrava un grosso scoglio.
"Erin, vediamo qualcosa in lontananza!", esclamò, e la governatrice si destò immediatamente, strappò di mano i remi al ragazzo e prese il controllo della situazione.
"In breve saremo arrivati, da adesso vi prego di fare silenzio, non siamo attesi sull'isola, non creiamo momenti spiacevoli".
Mentre Erin remava i due ragazzi si guardarono dubbiosi.
Oltrepassato lo scoglio videro una terra pianeggiante, Jude chiese sussurrando: "è quella l'isola?", la governatrice annuì.
Raggiunsero la spiaggia in pochi attimi.
"Scendete, forza! Non siate lenti e goffi!".
I due di corsa si gettarono sulla terraferma, sacche in spalla.
"E tu Erin?" chiese Lena.
"Io non rimarrò, vi auguro una buona permanenza. Torno a fare il mio lavoro a Middle Town".
In un attimo Erin si era allontanata.
Jude istintivamente fece per seguirla, facendo due o tre passi veloci nell'acqua, poi urlando tornò indietro.
"Le mie scarpe! Ho solo queste!".
Il lago aveva consumato una parte delle scarpe di Jude.
"Ci hai ingannati Erin! Non puoi abbandonarci qui!".
Erin, ormai in lontananza, si portò l'indice alla bocca, fece l'occhiolino e poi smise di guardarli.
Velocemente, come solo una rematrice esperta può fare, sparì in lontananza.

Ecco il DODICESIMO EPISODIO: QUI

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sabato 7 ottobre 2017

Episodio 10: La decenza

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.



Il sonno della ragazza fu agitato, tormentato, assente.
Dopo una notte di pianti e tremolii Lena decise di alzarsi, preparò una sacca con alcuni abiti, della biancheria e degli unguenti per lavarsi. Non sapeva quanto sarebbe stata via...se per un giorno o due o solo qualche decimo, tanto valeva premunirsi e portare l'occorrente per essere sempre presentabile.
Lui, Jude il ragazzo dagli occhi di ghiaccio che amava, lo straccione che vendeva spezie e che era rimasto senza donna e senza genitori, sarebbe andato con loro?
Era un dubbio che l'attanagliava, se avesse deciso di fidarsi di lei allora forse si sarebbero conosciuti veramente, senza le convenzioni e le buone maniere imposte dalla decenza, lei sarebbe stata se stessa.
E se avesse deciso che lei era solo una folle che non valeva la pena di seguire allora avrebbero chiuso per sempre.
Niente più soste al bancone delle spezie, niente più sorrisi, sguardi, brevi e timide chiacchierate, niente di niente, Lena avrebbe semplicemente cambiato strada per tornare a casa.
Jude piano piano sarebbe così sparito dalla sua vita.
La ragazza, sacca in spalla, scese le scale e raggiunse la cucina, si fece luce con una candela e trovato del pane e delle forme di formaggio, ripose tutto in un cestino appartenente alla madre la quale, ignara di tutto, riposava nella sua stanza.
Aprì lentamente il portone del palazzo ed uscì, nel gelido e ovattato silenzio del mattino.
Middle Town ancora dormiva, non si sentiva alcun rumore, il cielo si stava schiarendo pian piano... era quasi l'alba e Jude non c'era.
Erin la raggiunse dopo pochi istanti.
"Buongiorno carissima, pronta per partire?" - "Certo, ho preso abiti, provviste..." - "Provviste? Non ti serviranno, dove andiamo c'è da mangiare in abbondanza per te".
Erin indossava una pelliccia nera, lunga fino ai piedi e il capo era coperto con un cappuccio, non aveva alcuna sacca.
"Non ti porti nulla per il viaggio?" - "No, non ne avrò bisogno, insomma, sei pronta? Andiamo".
Lena si guardò intorno, di lui non c'era traccia.
"Se si fida di te verrà, altrimenti dimenticalo" - "è quello che penso anche io".
La governatrice la esortò a muoversi.
"Passeremo per Via delle ossa, dopo svolteremo per la Pineta dei giochi" - "andiamo verso il Lago di destra" - "possibile, voglio che tu lo scopra man mano".
La curiosità di Lena era mista alla delusione.
Passarono davanti al suo bancone vuoto e avvolto ancora dall'oscurità.
"Erin, sono contenta che tu abbia deciso di rispondere alle mie domande, mi ricorderò sempre di quello che hai fatto per me".
La donna sorrise, senza aggiungere altro.
Dopo qualche altro passo si arrestò, come se avesse sentito un rumore.
"Lena temo che qualcuno ci abbia scoperto".
Prese la ragazza per mano e si nascosero velocemente dietro una recinzione.
Li sentì anche lei, dei passi, ma non osò guardare.
"Lena, sei qui?".
"Tu rimani nascosta, esco io" le sussurrò Erin, per poi uscire in strada a passo svelto.
"...governatrice" - "ragazzo, hai bisogno di qualcosa?" - "Io ieri ho...ecco, ho parlato con Lena e lei mi ha detto che sareste partite all'alba, ho fatto tardi, purtroppo il ghiaccio mi impediva di aprire la porta di casa" -  "il ritardo non è perdonabile, è offensivo e Lena è sicuramente molto irritata da tutto questo" - "lo so, se la mia presenza non è più gradita me ne torno a casa e basta..." - "la tua decenza è esemplare, allora ci vediamo ragazzo delle spezie" - "abbiate una splendente giornata".
Lena di corsa uscì allo scoperto.
"Non mi interessa se è in ritardo, può venire con noi. Io stessa sono spesso in ritardo" - "come governatrice ti invito a salutare educatamente chi hai davanti e a smettere si sparlare, la decenza è tutto".
Lena lo guardò.
Indossava una giacca marrone, un cappello di lana e dei vecchi stivali, la sacca che normalmente conteneva le sue spezie doveva esser stata riempita di provviste.
La guardò per un fugace istante e ... le sorrise.
"Non mi frega niente della decenza, che si fotta pure".
Erin esclamò: "hai perso le staffe giovane Lena...".
Si avvicinò pian piano a Jude.
"Ci sono delle regole che dovrai rispettare se intendi davvero venire con noi" - "ti ascolto" - "dovrai lasciare ogni forma di decenza qui, in questa via, quando ci saremo allontanati io voglio conoscere il vero Jude, non l'educato commerciante, voglio sapere come sei, cosa odi e cosa ami, cosa ti piace mangiare e cosa proprio non riesci ad assaggiare, cosa ti rende triste e cosa ti fa ridere".
Le sorrise di nuovo.
"Accetto".
Erin, nervosa disse: "Che venga pure con noi, ma sappi che non sono affatto d'accordo, il suo atteggiamento è stato irrispettoso" - "mi perdoni governatrice".
"Non credevo venissi..." gli sussurrò lei mentre a passi svelti percorrevano la via.
"Non ce l'avrei fatta a rimanere a casa senza far nulla e poi lo sai...lo sto facendo per amore", quello era davvero troppo, Lena sentì le farfalle nello stomaco agitarsi.
"Il mio amore per Ger è rimasto forte nonostante la distanza, non riesco a non pensare a lei".
Le farfalle si suicidarono.
"Lo so, siete molto uniti".
Continuarono a camminare, nel totale silenzio, passarono davanti alle botteghe, ancora chiuse, alle abitazioni ancora sprangate.
Finché la Via delle ossa finì ed Erin si fermò.
"Tutto bene ragazzi?", entrambi annuirono.
"La città si sta per svegliare quindi mi raccomando...fate silenzio e non parlate ad alta voce di quello che intendete fare.
Quando arriveremo presso il lago vi indicherò una piccola imbarcazione, tramite quella raggiungeremo il luogo dove si trovano i prigionieri".
"Sono nel bel mezzo del lago?" - "Su un'isola".
Erin si riferiva sicuramente ad uno degli isolotti della fortuna, suo padre sicuramente era andato lì a controllarli.
"Vi prego di seguirmi a basta, senza chiedere nulla, andiamo".
Erin proseguì, Lena scorse la Pineta dei giochi, attraverso la quale sarebbero passati.
Guardò Jude, ma lui sembrava assolto nei pensieri.
La governatrice pian piano sembrava allontanarsi dal piccolo bosco, come se stesse sbagliando direzione.
"Erin, stai andando dalla parte opposta, per arrivare verso il Lago di destra dobbiamo per forza passare per la Pineta", anche Jude parlò: "Una volta passata la Pineta basterà oltrepassare la Pietra della fortuna e saremo vicini alla Piccola baia dei pescatori".
"Noto con piacere che conoscete la città. Lena devo chiederti perdono, mi repelle dover ammettere di averti mentito. Noi non passeremo per la Pineta, l'ho detto solo per non farti preoccupare, noi guaderemo il Ruscello di sale e alla sua foce troveremo la piccola imbarcazione".
Lena non aveva parole.
"Ma noi non...non possiamo andare lì, è una zona pericolosa, per quale motivo la tua imbarcazione si trova vicino al Lago di sinistra?".
"Perché è lì che andremo".

Ecco come va avanti... EPISODIO 11.

venerdì 29 settembre 2017

Episodio 9: Niente domande

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.

Invito te, lettore, a lasciare un commento a fine capitolo.



Lena guardò il saggio bere il suo brodino caldo direttamente dal piatto in porcellana, emettendo un fastidioso suono di "risucchio" e leccandosi le labbra con la sua lingua spaventosamente lunga.
"Signorina Lena, vuole un po' di brodo?" - "la ringrazio ma non ho appetito".
Il saggio Kail storse il naso e, preso un mestolo, si versò altro brodo direttamente dalla caraffa fumante che aveva sul tavolo.
Erin l'aveva portata a far visita ai saggi dicendole: "oggi parlerai amabilmente con le persone più importanti di tutta la città", e lei non aveva chiesto chi fossero perché le era vietato fare domande.
Solo non facendo domande Erin l'avrebbe portata dai cittadini "in prigione", quindi non chiese nulla, si limitò ad annuire, era brava in quella strana tortura.
Ormai Lena dipendeva totalmente da Erin, la portava con sè ovunque andasse, le insegnava cose nuove e le permetteva di parlare ai cittadini durante le udienze della mattina.
La governatrice era bellissima, ammaliava tutti gli uomini, sembrava quasi che le persone venissero ad esporle i propri problemi solo per poterla vedere, per poter verificare di persona se fosse davvero così affascinante.
Sembravano tutti leggermente assopiti e apatici, come stregati, ma sicuramente tranquilli.
E così andava avanti la vita della città: in un'atmosfera di pace quasi preoccupante.
Erin, che per l'occasione aveva un lungo abito di velluto bordeaux e i capelli neri raccolti in un'acconciatura elaborata, chiese del brodo, una bassa cameriera vestita di nero la servì.
"Saggio Kail, io e Lena siamo qui per avere la tua benedizione" - "benedizione? Per il tuo mandato da governatrice? Non ne avrai bisogno, il vero governatore tornerà presto, la mia benedizione sarebbe vana".
Il saggio, occhi piccoli e capelli bianchi come la neve si toccò il pizzetto giallo scuro.
"Sì, ne sono certo, non ti darò alcune benedizione".
"Saggio Kail, non mi serve la benedizione per il mandato, ma per un viaggio che intendo intraprendere" - "la gente di Middle Town non viaggia" - "ma io vengo da lontano, per arrivare qui ho viaggiato, io viaggio, ed è un dato di fatto. Il governatore viaggia continuamente, e anche questo è un dato di fatto".
Kail assunse uno sguardo schifato.
"Non sei qui per restare? I cittadini sono più tranquilli se sanno che c'è qualcuno che li governa, che sappia gestirli, qualcuno è a conoscenza della tua decisione? Ad esempio non so, l'uomo che stai sostituendo?" - "I cittadini di Middle Town saranno tranquilli, sono cambiati, ho contribuito io a farli dirottare...avevano preso decisamente una brutta piega, che li ha portati alla sommossa, e nessuno sa che devo partire, perché starò fuori solo qualche giorno" - "andrai da sola?".
Lena trattenne il fiato.
"Penso di sì, devo ancora valutare".
Erin educatamente assaggiò un sorso di brodo.
"Non intendo benedirti, non mi piaci".
La donna chiese il congedo per se stessa e per Lena e lo ottenne, poi entrambe lasciarono la sala da pranzo a passi svelti, scesero le scale a chiocciola dell'alloggio del saggio e si trovarono nuovamente nell'atrio.
La stanza era luminosa e le pareti erano arricchite da quadri raffiguranti i tre saggi.
Rin era grasso e calvo e in tutti i quadri veniva raffigurato davanti ad una portata di carne.
Form era magrissimo con i capelli lunghi e brizzolati, e nei suoi ritratti teneva sempre un libro in mano.
Kail in tutti i quadri aveva il dito e lo sguardo puntati verso l'osservatore, era chiaro il messaggio: lui giudicava.
Una cameriera bassissima aprì per loro il portone dorato.
"Grazie".
La cameriera sorrise, era una bambina.

Lena ed Erin in breve tempo si lasciarono l'edificio alle spalle, camminarono per le vie strette della Piccola radura degli arcieri, ma era tanto il cammino da percorrere e il silenzio stava facendo impazzire la ragazza.
"Sei stata brava" finalmente quell'insopportabile quiete fu spezzata- "non hai chiesto nulla, continui a non chiedere nulla da giorni, ci vuole forza" - "sono una tipa determinata".
Continuarono a camminare.
"I bambini da sempre vengono assunti da saggi, alcuni provengono dall'orfanotrofio, offrono loro un'opportunità. Ti assicuro che vengono trattati molto degnamente. Per quanto riguarda il viaggio ho intenzione di partire domani e sì...ti porterò con me, perché devo ammettere che hai avuto un comportamento davvero eccellente. Meriti un premio" - "il mio premio sarà poter venire" - "voglio concederti una seconda ricompensa, invita il tuo amico, quello che tua madre chiama barbone".
Jude non l'avrebbe neanche guardata in faccia, Lena non lo vedeva da parecchio tempo, non si sarebbe fidato di lei.
"Tornando a casa passalo a trovare al suo banco delle spezie. Domani mattina si parte al sorgere del sole, ora raggiungilo, ci vediamo a palazzo".
Lena non riuscì a dire nulla, rimase immobile, la testa che vorticava, mentre Erin aggraziata si allontanava.
Jude le avrebbe tirato un ceffone, lei era a conoscenza della sua sofferenza ma nonostante questo non era mai andata a salutarlo o a parlarci dopo quella sfuriata.
Timida raggiunse Via delle ossa e lo vide da lontano, guardava un punto fisso e davanti, gli erano rimaste poche piantine da vendere, lo raggiunse, lui la notò e sbuffò.
"Vuoi comprare qualcosa?".
Le occhiaie erano sempre più profonde, i capelli si stavano allungando ed erano disordinati.
"Hai perso il pettine?".
Quasi non credette di avergli posto una tale domanda, si sentì una stupida.
"E tu hai perso la decenza figlia del governatore e amica intima della governatrice?".
"Io non ho perso la decenza, sto facendo di tutto per aiutarti!", lui scoppiò a ridere : "ah, allora scusami! Hai ragione, tu si che mi sei di aiuto! Mi dai consigli di bellezza!" - "devi ascoltarmi, idiota!".
Jude tacque, la guardò furioso, ma non aggiunse neanche mezza parola.
"Ho convito Erin ad andare dai prigionieri. Scavare è inutile, non sono nei nostri sotterranei, vi ha mentito per farvi stare tranquilli. Sono altrove, non so di preciso dove ma lei intende partire per raggiungerli domani mattina all'alba, mi ha detto che puoi venire con noi" - "non ci credo, perché dovrebbe volermi aiutare?" - "lo fa per me, è un premio, giorni fa ha stabilito che se non le avessi fatto più domande allora mi avrebbe portata dai prigionieri e mi ha detto che puoi venire con noi" - "perché non sei venuta a dirmelo, scaviamo da tantissimo tempo! Perché non mi hai detto che là sotto non c'è nessuno!".
Continuava ad odiarla, nonostante lei gli stesse tendendo la mano.
"Jude smettila di aggredirmi! Non sono io la causa delle tue disgrazie! Basta! Sei libero di fare come credi: venire domani mattina all'alba davanti al palazzo e partire con noi...o rimanere qui a...scavare".
Detto questo Lena se ne andò, e tornando a casa pianse, ininterrottamente.
Doveva amarlo proprio tanto quel venditore di spezie...

La nuova parte sarà online venerdì 6 ottobre.

Cosa farà Jude secondo voi? E che idea vi siete fatti di Erin? Lasciate un commento!



giovedì 21 settembre 2017

Episodio 8: Isteria

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.


Lena spalancò la finestra della sua stanza e respirò la pungente aria invernale. Non stava nevicando e il cielo era limpido, mise la sua lunga giacca nera e si avviò verso la cucina per prendere qualcosa da mangiare.
Suo padre se ne era andato e lei viveva con la domestica, sua madre e Erin, la nuova misteriosa governatrice.
Tutti le dicevano che il padre sarebbe tornato presto ma lei sapeva la verità: era scappato.
La sommossa e la successiva carcerazione del popolo avevano generato un ambiente generale di sfiducia, rabbia e desiderio di vendetta.
Era ovvio che prima o poi i middletowniani avrebbero agito di nuovo, facendo cosa?
Invadendo di nuovo il palazzo?
Scappando?
Dando una botta in testa al governatore?
Trovò in cucina sua madre, sola, che leggeva un manuale di cucina.
Carol era una donna distrutta, stava dimagrendo e aveva smesso di pettinarsi i capelli, che somigliavano al cioccolato fuso, erano un inutile groviglio marrone, non portava trucco e indossava delle lunghe vestaglie invernali, e le teneva per tutto il giorno.
"Lena, ti sei svegliata tardi" - "non ho nulla di particolare da fare e il tutore Carl verrà per farmi lezione solo dopo che il sole sarà tramontato" - "dovresti essergli grata, lui tiene molto alla tua istruzione".
Lena recuperava di sera le lezioni che i suoi compagni seguivano durante il giorno.
Le era stato categoricamente vietato di uscire di casa.
"Quando la situazione sarà più tranquilla potrai tornare a passeggiare per la città, andare alla baita dei tutori, parlare con le amiche".
Parlare con Jude.
"pensi che presto sarò libera? Mi sento in prigione anche io" - "La tua casa non è una prigione, razza di ingrata. Se siamo recluse è solo per la nostra sicurezza. Hai idea di quello che potrebbero farci quei selvaggi là fuori? Sono ignoranti, grezzi, affamati. Per quello che ne so potrebbero anche divorarci, ho sentito storie di popoli che hanno mangiato i loro padroni".
Carol non solo era una donna distrutta, ma anche terribilmente paranoica.
"Non siamo al sicuro neanche qui dentro madre".
La donna pianse un po', mettendosi le mani sul viso : "Ci proteggerà la governatrice, quella baldracca di altre lande. Hai visto tuo padre come la guarda? Come se fosse un dolce alla cannella".
Il governatore e sua moglie dormivano da diversi anni in stanze separate e questo Carol non era mai riuscita ad accettarlo.
La fine di un matrimonio non era cosa di cui andare fieri, era un avvenimento universalmente visto come poco decente.
"Papà ha altro a cui pensare e quella Erin mi sembra una tipa in gamba, sembra intelligente" - "è una cialtrona, il popolo la ammazzerà presto, che facciano pure, e che la divorino, se hanno fame. Andiamo in sala a mangiare". In fondo aveva fame anche lei.

A tavola furono serviti formaggio, latte caldo, pane e frutta, Carol aveva smesso di intraprendere discorsi senza senso e con lo sguardo perso sorseggiava latte.
Erin entrò, indossava un abito bianco di piume, i capelli neri sciolti, le salutò educatamente: "vi auguro che sia una giornata splendente. Posso unirmi a voi per uno spuntino?" - "assolutamente sì dolce Erin, siediti pure accanto a me".
Carol parlò senza guardarla.
Erin cominciò a mangiare una mela, mentre sorrideva, guardò Lena.
"Mi fissi dolce Lena? Vuoi chiedermi qualcosa?".
La ragazza arrossì.
Quegli occhi indaco la facevano sentire in soggezione.
"Mia figlia è solo indecente e maleducata e mette le persone a disagio fissandole, non è educata ed aggraziata come te dolce Erin".
Una carrellata di bugie, una dietro l'altra.
"Mi scuso dolce Erin".
"Ma perché mi chiamate dolce Erin? Come fate a sapere se sono dolce o se non lo sono? Per quello che ne sapete potrei anche essere una donna spietata. Qui a Middle Town parlate in modo educato, vi contenete, parlate di decenza, compostezza ed educazione e invece siete solo un popolo di repressi".
Sembrava fosse scoppiata una nuova sommossa, stavolta verbale.
"Dolce Erin i nostri modi aggraziati di indispongono?".
La voce di Carol era simile ad un ruggito - "cosa dovrei dirti? Che non so chi tu sia e che per quello che ne so potresti anche essere venuta in questa città per strapparmi mio marito e strapparmi il potere?", Erin scoppiò a ridere - "Il governatore potrebbe essere mio padre, io per scelta non voglio uomini nella mia vita, ci tengo a precisare che sono qui solo in vece del governatore e non ne prenderò mai il posto. La prossima governatrice sarà Lena".
Carol era viola, rossa, quasi blu, prese la tazza di latte, urlando la gettò a terra e piangendo abbandonò la stanza.
Erin diede un morso alla sua mela.
"Lena tua madre è fortemente stressata e depressa ..." - "già..." balbettò Lena in imbarazzo - "purtroppo i recenti avvenimenti l'hanno scossa, io mi scuso per il suo comportamento indecente..." - "non devi scusarti al suo posto, non ha senso. Si scuserà di persona quando lo reputerà opportuno. E' ovvio che per te lei non può essere un punto di riferimento, ti chiedo di venirmi a parlare qualunque problema tu abbia ... anzi ... se vuoi oggi vieni a ricevere il popolo insieme a me in Piazza dei fiori. Saranno tutti contenti di vederti" - "non posso uscire, per ordine del governatore" Erin rise di nuovo, rideva in modo melodioso - "mia cara, il governatore sono io".

Si vestì, si pettinò, si lavò il viso ed uscì di casa dopo giorni di reclusione, sorrise nel vedere la Piazza dei fiori gremita di gente.
"Da dove vieni Erin?" - "Io? Da una città oltre il Lago di Destra, si chiama Onia, lì tutti hanno i capelli neri e producono e testano le più moderne medicine. Io sono sempre stata l'assistente del gestore delle infermerie, ho sempre avuto responsabilità e tuo padre, quando è venuto ad Onia a cercare una medicina per l'isteria di tua madre, mi ha conosciuta, apprezzata e assunta" - "non sapevo nemmeno che mio padre fosse venuto in quella città, non ne ho mai sentito parlare" - "voi siete un po' tagliati fuori dal mondo, scusa l'affermazione, ora se permetti chiedo io. Temi che tua madre si sia offesa per il fatto che sei uscita fuori di casa con me oggi?" - "sì, ha paura che io non sia al sicuro" - "con me non corri alcun rischio".
Le strinse la mano.

Molte persone andarono a parlare con Erin quella mattina, le chiesero consigli a cui lei rispose con educazione e grazia, notizie sui prigionieri, di cui parlò a lungo dicendo "stanno benissimo", "a volte dimenticano di essere reclusi", "farò in modo che escano il prima possibile".
Invitò tutti a comportarsi decentemente e con rispetto per non "indispettire il governatore" e salutò.
Tutti guardavano Lena con dolcezza, nessuno le chiese nulla e tutti rimasero tranquilli ... come se fossero ipnotizzati.
Jude non si presentò.
Le due ragazze stavano tornando a palazzo e Lena trovò il coraggio di chiederglielo.
"Perché menti?" - "io mento? No." - "si che lo fai. Non abbiamo prigionieri nel palazzo, neanche uno e lo sai, lo sa mio padre, mia madre e anche la domestica, e temo che lo pensi anche qualcuno nel popolo".
"E dove sarebbero tutte queste persone?" - "non ne ho idea...ci penso e ripenso ma non riesco a trovare una risposta logica" - "facciamo un patto. Smettila di fare domande e ti porterò da loro. E' una promessa" - "quando?" - "smettila di fare domande".

Ecco la NONA PARTE: QUI


Che ne pensate di questa Erin?
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