sabato 28 ottobre 2017

Episodio 12: La ragazza sfiorita

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.
E l'undicesima: Undicesima parte.



Quella mattina Gertrude aveva il compito di lavare gli abiti sporchi dei compagni.
Lei, Shana e Wanda stavano strofinando gonne, tuniche, pantaloni e scialli con quel sapone dal puzzo insopportabile all'interno del ruscello.
"Hai parlato col direttore ieri sera?" le chiese Wanda con quella vocetta stridula che la contraddistingueva.
Gertrude le fece segno di stare zitta - "ti prego, ho paura che ci sentano" - "ma chi vuoi che ci senta, qui al ruscello non ci controlla nessuno, siamo troppo distanti dalle caserme".
La ragazza si fece forza e, sussurrando più che poteva, le rispose : "hanno mandato un curatore a controllarmi perché ieri mattina sono svenuta e valuteranno se spostarmi nella in una caserma più controllata o farmi lavorare un po' meno" - "perché? Non ha senso, non sei la prima che sviene, facciamo lavori faticosi, è normalissimo" - "hanno paura che sia dovuto ad una malattia" - "io quando sono stata male sono rimasta all'interno della stessa caserma, e anche Shana, quello che ti hanno detto non ha senso!".
"Zitte!".
La voce della vicedirettrice tuonò nel silenzio, si trovava dietro di loro, Gertrude poteva sentirla respirare, spaventate le ragazze continuarono a strofinare i panni, senza nemmeno guardarsi.

La sera che Gertrude e altri middletowniani erano entrati nel palazzo del governatore avevano trovato ad accoglierli uno strano gas, che li aveva fatti dormire come sassi...la mattina seguente si erano svegliati ognuno su un giaciglio di stoffe vecchie, in quella strana isola nel bel mezzo del Lago di sinistra.
Il direttore aveva detto: "siete qui per rimediare alla vostra audacia ed incoscienza. Siete qui per darvi da fare, lavorare duro e non fare domande. Siete qui perché il vostro governatore vi ha dato una seconda possibilità. Siete qui per la redenzione. Siete qui per indossare le divise bianche che vi forniremo.
Ma di certo non siete qui per restare".
Li avevano divisi in caserme e si alternavano i vari lavori: lavare i panni, cucinare, tessere, rassettare, pulire le stanze, prendersi cura del bestiame ... o almeno questi erano i compiti delle donne.
Gli uomini costruivano altre caserme destinate a chi, come loro, un giorno si sarebbe ribellato da qualche parte nel mondo.
"Potete scappare se volete, vi lasciamo liberi di farlo. Peccato che l'acqua del lago possa corrodervi fino a lasciare di voi solo un mucchietto di ossa".
Il direttore aveva richiesto un colloquio privato con ognuno di loro, quando era toccato a lei era sembrato particolarmente contento di vederla.
Era un uomo alto quasi due metri e portava i capelli rossi rasati.
Non doveva avere più di quarant'anni. Il colloquio si svolse in una stanza piccolissima, senza nessun mobile.
"Tu sei?".
"Gertrude dei White, allevo capre con la mia famiglia, mio fratello è un mugnaio e viviamo del latte che le nostre bestie producono".
"Una tale bellezza costretta ad un lavoro così umiliante?".
Lei, per niente timida, aveva tenuto alto lo sguardo.
Si erano guardati.
Lui aveva gli occhi grandi e color indaco.
"Non trovo che il mio lavoro sia umiliante, mi permette di vivere in modo dignitoso".
Il direttore aveva sorriso.
"Non ti credo Gertrude, lo vedo nei tuoi occhi, tu sei una vincente, non ti piace essere sottomessa e non ti piace lavorare, con il tuo corpo e con i bellissimi capelli che hai dovresti passare la vita seduta su una poltrona dorata ad aspettare che sia il tuo uomo a portare il pane a casa".
"A Middle Town lavorano tutti una volta finito il percorso coi tutori, nessuno sta seduto ad aspettare che sia concluso l'operato di altri".
"La moglie del governatore lavora?" - "no..." - "è perché ha oro in abbondanza, a che le servirebbe lavorare. Ho ragione?", Ger annuì - "posso assicurarti che non ho mai visto una ragazza più bella di te, puoi ambire ad altro, dico sul serio, puoi diventare una signora, qualunque uomo che abbia un minimo di potere cadrebbe subito ai tuoi piedi vedendoti".
Si era avvicinato a lei, profumava di miele e di dolci.
"Hai vissuto in modo decente nel tuo paesino di pezzenti o sei circondata da maschi adoranti?" - "ho un uomo che mi aspetta a casa una volta che avrò scontato la mia punizione" - "un uomo o un ragazzo? Io sono un uomo vero, posso renderti felice, evitarti questo schifo e persino volerti bene, se mi garantisci che ogni mattina verrai qui a trovarmi per allietare le mie fatiche" - "la mia decenza mi impedisce di stare sotto lo stesso tetto con un uomo per troppo tempo, mi dispiace ma devo andare".
Ger si era allontanata da quella stanza minuscola a grandi passi.

Erano passati innumerevoli giorni, ne aveva totalmente perso il conto.
Era dimagrita a vista d'occhio, i capelli, ora spenti e sfibrati, la facevano sembrare la testa avvolta da una bianca ragnatela, le occhiaie scure le avevano decorato il viso ed aveva cominciato a vomitare due o tre volte al giorno.
Anche in quel momento, mentre con Wanda e Shana preparava la zuppa per la cena, le veniva da vomitare.
Il direttore, Alf, le aveva parlato di nuovo, ma mai in modo confidenziale, doveva aver capito il suo rifiuto, ed aveva trovato l'approvazione di una ragazza di Middle Town che era sparita dai vari mestieri ed era stata vista uscire a passeggiare fuori dall'alloggio del direttore.
Una ragazza senza decenza ma con tanta voglia di vivere.
L'immensa mensa maschile fu ben presto piena di tutti i lavoratori dell'isola, sporchi stanchi ed affamati, e Ger e le altre incaricate del pranzo servirono la zuppa con velocità per andare a mangiare quanto era rimasto nella sala da pranzo delle donne.
Mentre a tavola, nonostante la nausea, stava divorando delle patate lesse, la vicedirettrice entrò e la chiamò a gran voce.
"Ce l'ha con te..." le sussurrò Shana, dopo che la donna la ebbe individuata le si avvicinò.
"Seguimi, mangerai dopo le tue patate", Ger annuì e fece quanto le era stato chiesto.
Una volta fuori dalla struttura, vicine al recinto di oche e galline, la donna, che per stazza poteva benissimo essere scambiata per un uomo in carne, le domandò: "come stai?" - "io?" - "certo, tu. Sei arrivata qui che sembravi un fiore, ora sei sempre un fiore ma ... appassito. So che sei svenuta e che spesso vomiti" - "mi ha visitato un curatore e sto aspettando che qualcuno mi..." - "da questo momento in poi vai a stare nel piccolo alloggio delle malate croniche, lì si prenderanno cura di te" - "malate croniche...io ho solo un po' di..." - "è molto probabile che tu stia morendo, quindi prendi i tuoi stracci e fa quello che ti dico, ti accompagnerò di persona".
Ger, che cominciò a sentire uno strano ronzio in testa, fece una cosa che non aveva mai fatto da quando si trovava su quella strana isola circondata da acqua corrosiva: pianse.
Le lacrime scesero da sole, incontrollabili.
"Non serve frignare, morirai in pace e con rispetto, se dovessi crepare davanti agli occhi di tutti sarebbe un bel casino, si arrabbierebbero e chissà...potrebbero fare pazzie, Prendi le tue cose e sbrigati".
La vicedirettrice si allontanò, lasciando la ragazza sola con i suoi demoni, si gettò a terra, incapace di fare qualsiasi cosa, poi sentì qualcuno che la chiamava, piano.
Si guardò intorno e ci mise poco a capire a chi appartenessero quegli occhi che la stavano fissando dal recinto dei volatili.


Ecco il nuovo episodio: EPISODIO 13: SENZA DECENZA.

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domenica 22 ottobre 2017

Episodio 11: Menzogne

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.
E la decima: Decima parte.


I loro piedi camminarono nell'acqua ghiacciata del Ruscello di sale, tenevano tutti e tre le scarpe in mano, mentre Jude sussurrava "moriremo, moriremo, di una morte lenta e dolorosa", senza tuttavia tornare indietro.
"Ragazzo, cosa ti rende così convinto che qualsiasi cosa venga a contatto con l'acqua del Lago di sinistra muoia? Mi sembra che tu sia ancora vivo, o può anche darsi che il tuo cadavere sappia parlare, visto che non rimani zitto un solo istante".
"Lo sanno tutti governatrice! Dei ragazzi all'inizio dei tempo hanno fatto il bagno qui dentro e sono rimasti senza sangue, e non troppe epoche fa un bambino perse un piede perché venne a contatto con quest'acqua maledetta" - "allora perché stai guadando questo ruscello maledetto, che sfocia in quel lago maledetto dove la l'acqua è maledetta?".
Jude cominciò a ridere in modo isterico : "perché non ho nulla da perdere".
La nebbia li avvolgeva, a stento riuscivano a vedere l'uno il viso dell'altra. Anche Lena aveva paura, ma aveva preferito non parlare.
"Vi dirò cosa so io ragazzi, è vero che in passato l'acqua di questo lago ha causato delle vittime, più di quelle che immaginate, tutti lo evitano come se fosse velenoso...e fanno bene. Contiene una pericolosa tossina corrosiva che è impossibile da sradicare".
"MORIREMO!" urlò Jude.
"No che non morirai, imbecille, se siete con me non correte nessun rischio, so come limitarne gli effetti, non mi potete vedere a causa della nebbia ma vi precedo gettando in acqua una polvere a base organica che inibisce la tossina".
Lena si avvicinò a Jude.
"Non morirai, al massimo rimarrai senza i piedi", la guardò disperato - "come posso vivere senza piedi?".
Era davvero tenero e spaventato.
Lena invece, senza saperne l'esatta ragione, si fidava ciecamente di Erin.
Trovarono l'imbarcazione dopo quasi un decimo di cammino nell'acqua tossica e ghiacciata.
Era di modeste dimensioni e in legno scuro, al suo interno vi erano due remi.
"L'ho preparata da giorni, ci stava aspettando".
Lena sentiva non sentiva più i piedi, e si rese conto di avere diversi tagli dovuti al freddo.
Di corsa indossò di nuovo le scarpe.
Jude invece se li toccava, come se si aspettasse che gli fossero caduti.
"Ragazzo delle spezie, remerai tu?", Jude annuì, asciugandosi le lacrime con la manica.
Cominciava ad albeggiare mentre si lasciavano le rive del lago alle spalle.
"Vi chiedo di non fare domande e di non parlare fino al nostro arrivo, ho bisogno di riposare occhi e orecchie, quando noterete qualcosa in lontananza avvertitemi e io farò in modo di non sbagliare rotta, questo gruppo deve arrivare a destinazione".

"Sei stanco?",  gli chiese sussurrando Lena dopo un bel po' che remava - "no, in questo modo mi riscaldo".
I capelli lisci e disordinati di Jude erano mossi dal vento, gli occhi di ghiaccio stanchi ma vigili, la poca barba sulle gote gli dava un'aspetto più adulto.
"Lena non potrò mai dimenticare tutto questo. La mia vita è sempre stata tutta uguale, densa di fatica, rispetto per i miei genitori, lavoro... diciamo che l'amore per Ger mi ha dato uno stimolo in più. Mi ha permesso di trovare il coraggio di trasgredire qualche regola" - "di cosa parli?" - "oh, non di cose da adulti, tranquilla. Ger sembra una ragazza molto spavalda e noncurante del valore della castità, ma è solo una maschera che indossa. Nasconde un' indole molto pudica".
Lena sapeva che Ger non era nè casta nè pudica, ma annuì accondiscendente per non offendere Jude.
"Le regole le sto trasgredendo tutte oggi. Non sono andato a lavorare, mi sono allontanato dalla città e...non l'ho detto a nessuno".
La ragazza vide qualcosa in lontananza, qualcosa che si ergeva su quella densa e scura acqua, sembrava un grosso scoglio.
"Erin, vediamo qualcosa in lontananza!", esclamò, e la governatrice si destò immediatamente, strappò di mano i remi al ragazzo e prese il controllo della situazione.
"In breve saremo arrivati, da adesso vi prego di fare silenzio, non siamo attesi sull'isola, non creiamo momenti spiacevoli".
Mentre Erin remava i due ragazzi si guardarono dubbiosi.
Oltrepassato lo scoglio videro una terra pianeggiante, Jude chiese sussurrando: "è quella l'isola?", la governatrice annuì.
Raggiunsero la spiaggia in pochi attimi.
"Scendete, forza! Non siate lenti e goffi!".
I due di corsa si gettarono sulla terraferma, sacche in spalla.
"E tu Erin?" chiese Lena.
"Io non rimarrò, vi auguro una buona permanenza. Torno a fare il mio lavoro a Middle Town".
In un attimo Erin si era allontanata.
Jude istintivamente fece per seguirla, facendo due o tre passi veloci nell'acqua, poi urlando tornò indietro.
"Le mie scarpe! Ho solo queste!".
Il lago aveva consumato una parte delle scarpe di Jude.
"Ci hai ingannati Erin! Non puoi abbandonarci qui!".
Erin, ormai in lontananza, si portò l'indice alla bocca, fece l'occhiolino e poi smise di guardarli.
Velocemente, come solo una rematrice esperta può fare, sparì in lontananza.

Ecco il DODICESIMO EPISODIO: QUI

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sabato 7 ottobre 2017

Episodio 10: La decenza

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.
Ed ecco la nona: Nona Parte.



Il sonno della ragazza fu agitato, tormentato, assente.
Dopo una notte di pianti e tremolii Lena decise di alzarsi, preparò una sacca con alcuni abiti, della biancheria e degli unguenti per lavarsi. Non sapeva quanto sarebbe stata via...se per un giorno o due o solo qualche decimo, tanto valeva premunirsi e portare l'occorrente per essere sempre presentabile.
Lui, Jude il ragazzo dagli occhi di ghiaccio che amava, lo straccione che vendeva spezie e che era rimasto senza donna e senza genitori, sarebbe andato con loro?
Era un dubbio che l'attanagliava, se avesse deciso di fidarsi di lei allora forse si sarebbero conosciuti veramente, senza le convenzioni e le buone maniere imposte dalla decenza, lei sarebbe stata se stessa.
E se avesse deciso che lei era solo una folle che non valeva la pena di seguire allora avrebbero chiuso per sempre.
Niente più soste al bancone delle spezie, niente più sorrisi, sguardi, brevi e timide chiacchierate, niente di niente, Lena avrebbe semplicemente cambiato strada per tornare a casa.
Jude piano piano sarebbe così sparito dalla sua vita.
La ragazza, sacca in spalla, scese le scale e raggiunse la cucina, si fece luce con una candela e trovato del pane e delle forme di formaggio, ripose tutto in un cestino appartenente alla madre la quale, ignara di tutto, riposava nella sua stanza.
Aprì lentamente il portone del palazzo ed uscì, nel gelido e ovattato silenzio del mattino.
Middle Town ancora dormiva, non si sentiva alcun rumore, il cielo si stava schiarendo pian piano... era quasi l'alba e Jude non c'era.
Erin la raggiunse dopo pochi istanti.
"Buongiorno carissima, pronta per partire?" - "Certo, ho preso abiti, provviste..." - "Provviste? Non ti serviranno, dove andiamo c'è da mangiare in abbondanza per te".
Erin indossava una pelliccia nera, lunga fino ai piedi e il capo era coperto con un cappuccio, non aveva alcuna sacca.
"Non ti porti nulla per il viaggio?" - "No, non ne avrò bisogno, insomma, sei pronta? Andiamo".
Lena si guardò intorno, di lui non c'era traccia.
"Se si fida di te verrà, altrimenti dimenticalo" - "è quello che penso anche io".
La governatrice la esortò a muoversi.
"Passeremo per Via delle ossa, dopo svolteremo per la Pineta dei giochi" - "andiamo verso il Lago di destra" - "possibile, voglio che tu lo scopra man mano".
La curiosità di Lena era mista alla delusione.
Passarono davanti al suo bancone vuoto e avvolto ancora dall'oscurità.
"Erin, sono contenta che tu abbia deciso di rispondere alle mie domande, mi ricorderò sempre di quello che hai fatto per me".
La donna sorrise, senza aggiungere altro.
Dopo qualche altro passo si arrestò, come se avesse sentito un rumore.
"Lena temo che qualcuno ci abbia scoperto".
Prese la ragazza per mano e si nascosero velocemente dietro una recinzione.
Li sentì anche lei, dei passi, ma non osò guardare.
"Lena, sei qui?".
"Tu rimani nascosta, esco io" le sussurrò Erin, per poi uscire in strada a passo svelto.
"...governatrice" - "ragazzo, hai bisogno di qualcosa?" - "Io ieri ho...ecco, ho parlato con Lena e lei mi ha detto che sareste partite all'alba, ho fatto tardi, purtroppo il ghiaccio mi impediva di aprire la porta di casa" -  "il ritardo non è perdonabile, è offensivo e Lena è sicuramente molto irritata da tutto questo" - "lo so, se la mia presenza non è più gradita me ne torno a casa e basta..." - "la tua decenza è esemplare, allora ci vediamo ragazzo delle spezie" - "abbiate una splendente giornata".
Lena di corsa uscì allo scoperto.
"Non mi interessa se è in ritardo, può venire con noi. Io stessa sono spesso in ritardo" - "come governatrice ti invito a salutare educatamente chi hai davanti e a smettere si sparlare, la decenza è tutto".
Lena lo guardò.
Indossava una giacca marrone, un cappello di lana e dei vecchi stivali, la sacca che normalmente conteneva le sue spezie doveva esser stata riempita di provviste.
La guardò per un fugace istante e ... le sorrise.
"Non mi frega niente della decenza, che si fotta pure".
Erin esclamò: "hai perso le staffe giovane Lena...".
Si avvicinò pian piano a Jude.
"Ci sono delle regole che dovrai rispettare se intendi davvero venire con noi" - "ti ascolto" - "dovrai lasciare ogni forma di decenza qui, in questa via, quando ci saremo allontanati io voglio conoscere il vero Jude, non l'educato commerciante, voglio sapere come sei, cosa odi e cosa ami, cosa ti piace mangiare e cosa proprio non riesci ad assaggiare, cosa ti rende triste e cosa ti fa ridere".
Le sorrise di nuovo.
"Accetto".
Erin, nervosa disse: "Che venga pure con noi, ma sappi che non sono affatto d'accordo, il suo atteggiamento è stato irrispettoso" - "mi perdoni governatrice".
"Non credevo venissi..." gli sussurrò lei mentre a passi svelti percorrevano la via.
"Non ce l'avrei fatta a rimanere a casa senza far nulla e poi lo sai...lo sto facendo per amore", quello era davvero troppo, Lena sentì le farfalle nello stomaco agitarsi.
"Il mio amore per Ger è rimasto forte nonostante la distanza, non riesco a non pensare a lei".
Le farfalle si suicidarono.
"Lo so, siete molto uniti".
Continuarono a camminare, nel totale silenzio, passarono davanti alle botteghe, ancora chiuse, alle abitazioni ancora sprangate.
Finché la Via delle ossa finì ed Erin si fermò.
"Tutto bene ragazzi?", entrambi annuirono.
"La città si sta per svegliare quindi mi raccomando...fate silenzio e non parlate ad alta voce di quello che intendete fare.
Quando arriveremo presso il lago vi indicherò una piccola imbarcazione, tramite quella raggiungeremo il luogo dove si trovano i prigionieri".
"Sono nel bel mezzo del lago?" - "Su un'isola".
Erin si riferiva sicuramente ad uno degli isolotti della fortuna, suo padre sicuramente era andato lì a controllarli.
"Vi prego di seguirmi a basta, senza chiedere nulla, andiamo".
Erin proseguì, Lena scorse la Pineta dei giochi, attraverso la quale sarebbero passati.
Guardò Jude, ma lui sembrava assolto nei pensieri.
La governatrice pian piano sembrava allontanarsi dal piccolo bosco, come se stesse sbagliando direzione.
"Erin, stai andando dalla parte opposta, per arrivare verso il Lago di destra dobbiamo per forza passare per la Pineta", anche Jude parlò: "Una volta passata la Pineta basterà oltrepassare la Pietra della fortuna e saremo vicini alla Piccola baia dei pescatori".
"Noto con piacere che conoscete la città. Lena devo chiederti perdono, mi repelle dover ammettere di averti mentito. Noi non passeremo per la Pineta, l'ho detto solo per non farti preoccupare, noi guaderemo il Ruscello di sale e alla sua foce troveremo la piccola imbarcazione".
Lena non aveva parole.
"Ma noi non...non possiamo andare lì, è una zona pericolosa, per quale motivo la tua imbarcazione si trova vicino al Lago di sinistra?".
"Perché è lì che andremo".

Ecco come va avanti... EPISODIO 11.