Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
"Ma se qui mettiamo un po' di blu ci rendiamo conto che l'atmosfera del dipinto si fa subito più fredda. La chiameremo invernale. I colori freddi sono appunto il blu, l'azzurro, il verde...".
Il tutore Carl dipingeva su una grossa tela di pelle di maiale davanti a loro, tutti, indistintamente scrivevano qualsiasi parola uscisse dalla sua bocca...tutti tranne Lena.
Lei ancora viveva i momenti della notte appena trascorsa: notte costellata di urla, assordanti rumori e poi...interrotta da un unico enorme, indistinto tonfo.
Successivamente c'era stato il silenzio, il sollievo che fosse tutto finalmente finito.
"Si sono arresi" aveva pensato Lena, e la mattina non aveva fatto domande alla vista della porta sprangata e di alcune finestre rotte.
"Faremo riparare tutto", le aveva detto sua madre, gli occhi pieni di lacrime...perché il suo bel palazzo non era più impeccabile.
"E' durata poco" - "pochissimo, conosci tuo padre, è uno che sa prendere in mano la situazione".
"...Saia dipingi qui sopra un cielo e delle nuvole, un villaggio simile al nostro, dandogli le caratteristiche di una stagione precisa, voglio che gli altri indovinino a quale periodo dell'anno hai pensato...".
Saia dipinse un bellissimo Sole, era brava e veloce, poi arricchì il cielo blu di nuvole, qualche fiocco di neve.
"Inverno!" esclamò il ragazzo-foca.
Tutore Carl chiese a Saia: "Dice il vero?", lei annuì e prese posto accanto a Lena.
Inverno? Che scelta banale.
Saia era bassina e portava i capelli scuri corti fino al mento, aveva un grazioso nasino a punta e le guance rosee: una bambolina.
"Sei pensierosa oggi, capisco che il decimo di pittura sia noioso ma fa almeno finta di ascoltare il tutore, o manderà a dire ai tuoi genitori che non ti applichi" - "penso alla sommossa di stanotte, credo che tu ne abbia sentito parlare" - "i miei me lo hanno detto mentre facevamo colazione. Dove sperano di andare quei popolani? Da quello che so nemmeno sono riusciti a entrare a palazzo, avete mura molto resistenti" - "in città si dice che non siano entrati?" - " così mi hanno detto i miei".
"Voi due, smettetela, abbiate decenza!", esclamò il tutore Carl, e Lena e Saia finirono le loro chiacchiere.
Terminate le lezioni la figlia del governatore fece in modo di evitare tutti, compresi Carmin e Saia, e velocemente si incamminò verso Via delle ossa, che era gremita di persone, tutti parlavano tra loro animatamente, e lei non conosceva nessuno, qualche faccia le sembrava di averla vista alla festa della pesca, ma non ne era sicura.
Riuscì a captare qualche parola, parlavano di sommossa, di ingiustizia, di prigione, qualcuno piangeva, qualcuno sbraitava...nessuno la notò.
Arrivò da lui e vedendolo tirò un sospiro di sollievo.
Jude stava riordinando su un bancone di legno alcuni vasi.
"Lieta di vederti".
Lui alzò lo sguardo, gli occhi chiari erano freddi come il ghiaccio, contornati da occhiaie. I capelli unticci e una barba scura si affacciava dalle gote.
"Io no, possa la madre delle genti perdonarmi".
Un simile atto di scortesia non era da Jude.
"Per quale motivo?", gli chiese balbettando.
"Io stanotte non ho partecipato alla sommossa, per due giorni ho supplicato i miei genitori di non prendervi parte...non è servito a nulla. Sono stati tra i primi a marciare.
Non ti sei accorta di niente? La tua stanza da letto è lontana dai rumori?".
"Ho sentito molta confusione questa notte, ma è durata assai poco! In breve tempo c'è stata la pace, deve esserci stata una resa o quantomeno un..." - "NON C'E' STATO NIENTE LENA! SMETTILA DI FARE L'INGENUA!".
La spaventò.
"centocinquantadue persone stanotte sono entrate nel tuo bellissimo palazzo e nessuno ne è uscito. Quella merda di tuo padre tiene tutti in qualche strana prigione sotto terra o forse sulla sommità del palazzo o che cazzo ne so io...".
Lena ebbe un mancamento, nonostante il freddo cominciò a sudare.
"Se è così io ci parlerò...cercherò di trovare una soluzione, te lo prometto."
Lui non la stava guardando, borbottava qualcosa di indistinto.
"Mia madre e mio padre a uno come tuo padre lo vorrebbero vedere galleggiare nel Lago di sinistra, morto. Sanno che parlo con te, che siamo qualcosa di simile a due amici, e l'hanno presa bene, ma non esiterebbero a farti galleggiare accanto al governatore solo per quello che rappresenti. Io ti saluto e ti parlo, sono cordiale con te, ma non posso essere più tuo amico e non posso parlarti ancora, siamo inconciliabili, io il Lago di destra e tu il Lago di sinistra".
"Farò in modo che i tuoi genitori vengano liberati, hai la mia parola".
Ma lui non l'ascoltava.
"Non ho più niente, se non il mio orto e questo angolo dove vendere queste erbe senza valore. Tu non puoi capirmi, mi possono capire quelli che come me dentro il tuo palazzo hanno il padre, la madre, lo zio, il cugino... la donna che amano".
"Ger ha preso parte alla sommossa?"
Jude la guardò, le guance rigate di lacrime.
"Sì".
Lena lo lasciò lì a piangere e corse verso casa, entrò dalla porta sfondata senza frasi di rito.
Carol stava passeggiando nel salone mentre beveva una tisana calda, avvolta in una pelliccia candida come la neve.
"Dov'è mio padre".
"Oh, sei tornata, gradirei almeno che tu mi salutassi".
Lena avanzò verso sua madre.
"Dimmi dove sta mio padre, voglio vederlo subito".
Carol cominciò a piangere, gettando la tisana a terra.
La tazza in terracotta si frantumò.
"Se ne è andato, agli isolotti della sorte per gestire di persona i lavori...la città è in rivolta e lui fugge, tutti ci odiano Lena! Tutti!".
La donna si gettò a terra, straziata e a sua figlia fece pena, l'aiutò a rialzarsi, la fece accomodare su una delle poltrone della sala e le servì un bicchiere colmo d'acqua.
"Non volevo ti spaventassi, perdona la mia reazione se puoi".
"Dove sono le centocinquantadue persone che sono entrate nel palazzo stanotte?" - "Ero convinta fossero nel sottoscala, così non appena stamattina sei uscita sono andata a controllare: non c'è nulla là sotto, solo libri vecchi. Così ho controllato ogni stanza del palazzo. Qui ci siamo solo io, te e la domestica, posso assicurartelo.
Non so dove li abbia nascosti, e ho paura che qualcuno venga presto a cercarli".
Continua a leggere: SETTIMO EPISODIO.
Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
Leon, suo padre, la guardò sorridendo.
La guardò come se fosse una stupida ragazzina che raccontava fandonie.
La guardò con la tenerezza con cui si guarda una bambina sciocca che non sa di che cosa stia parlando.
"Quindi sei preoccupata che tutta quella marmaglia che in questo momento mangia pesce fritto nella via qui accanto sia un pericolo per me e per tutta la nostra famiglia?".
Lena tentò di assumere un'espressione convinta e autoritaria: "Lo so per certo papà. Una persona di cui mi fido ciecamente me lo ha detto mentre ripercorrevo la via delle ossa per tornare a casa dopo aver cenato da Carmin".
Leon mantenne ancora quell'irritante espressione compassionevole: "Il barbone, il figlio di Paul, June" - "Non si chiama June!".
"Lo vedi che è lui! E' l'unica persona che ti rivolga la parola in città, oltre ai tuoi tutori. Non mi piace quel ragazzo, è fidanzato con la sorella del mugnaio e su di lei corrono voci un po' pesanti" - "Ger non piace neanche a me, ma..." - "conosci il nome di ogni singolo popolano di Via delle ossa? Me ne stupisco, tu non la frequenti, ti limiti ad attraversarla a sguardo basso e non proferisci parola con nessuno ...ops... errato. Rivolgi parola a June, ti vuole bene? Ti serve l'affetto di un rivenditore di piante puzzolenti?".
Le parole di suo padre la ferirono, non sostenne il suo sguardo.
"Una May non può avere lo sguardo basso, Lena devi essere fiera del tuo rango, sono stato scelto dai saggi prima che tu nascessi, ho governato senza nessun problema per anni, sei figlia di un grande uomo".
"Tu mi parli con strafottenza, dovresti credermi e amarmi, sono la tua unica figlia, la decenza ti impone di volermi bene!".
Leon si alzò, percorse a piccoli passi il suo studio, una calda stanza di legno illuminata da qualche candela disseminata qua e là e adornata da dipinti raffiguranti lui, sua moglie Carol e la loro unica pargola.
Lena era presente nei quadri in tre versioni di se stessa.
Nell'età del panno, in quella de parlare e in quella del pensare.
Nella prima età, tra le braccia di sua madre, teneva un dito in bocca e il panno bianco di cotone legato attorno all'esile vita, le ricadeva fino al pavimento.
Nella seconda età era in piedi tra i due genitori, a cui stringeva la mano, il vestitino bianco e i capelli biondi scuri lunghi fino alle spalle.
Nel più recente dipinto Lena se ne stava all'estrema sinistra, lontana da Leon e Carol, lo sguardo perso, l'abito nero e lungo e i capelli legati.
"Ti voglio bene. Sei mia figlia, la mia erede, governerai dopo di me, i saggi dicono che hai la stoffa, che sei intelligente. Peccato che in quindici anni hai sprecato troppo tempo. Dovresti studiare, fare conti, esigere uno studio tutto tuo. Invece vai a dare le patate agli orfani e parli coi barboni. Ognuno qui a Middle Town ha il suo compito, il compito di pensare agli altri, per il momento, non è tuo. Quando sarò morto e sarai governatrice potrai aiutare chi vuoi, potrai prendere decisioni importanti, ora il tuo compito è solo ed esclusivamente la formazione.
Quando avrai diciassette anni diventerai mia consigliera, parteciperai alle riunioni, ti piacerà, ne sono certo".
Lena colse le parole del padre al volo.
"Permettimi di consigliarti anche ora per favore. Invita il popolo a ragionare, dagli ciò che vuole, dimostra che ti importa del suo bene. Il popolo ti ama, so che non ci sarà nessuna sommossa se il tuo atteggiamento cambierà".
Leon rise, in modo sguaiato, e sua figlia sentì che l'odio per quell'uomo, piano piano, cresceva dentro di lei.
Poi lui urlò.
"Il popolo non mi ama, non ama quella perdigiorno di tua madre e non ama nemmeno te! A stento sanno chi sei, e ti vedono come una privilegiata, e siccome loro lavorano per vivere si sentono in diritto di giudicare. Loro odiano la loro vita, sono frustrati, per questo meditano di fare sommosse già da tempo.
Sono stato avvisato da un amico di questa idea, e mi sono preparato per affrontare questa follia, nessuno ci farà del male, puoi stare tranquilla, e vedrai che si renderanno conto dell'errore commesso ed eviteranno di compierne altri".
Lena chiese di potersi congedare.
"No, prima devi farmi una promessa. Rimani in casa da stasera fino a dopodomani. Non uscire.
Nemmeno per andare dai tutori, lascia che questa sommossa passi, si attenui e finisca, non voglio che nessuno ti faccia del male".
Lei, suo malgrado, annuì, poi uscì dalla stanza e corse in camera sua.
Non riusciva piangere, eppure ne avrebbe avuto tutti i motivi.
Quella sera la cena da Carmin era stata una perdita di tempo, la sua testa era a Via delle ossa, tra i festeggiamenti del popolo, l'odore di pesce fritto, la musica e...vicino a Jude.
Lui non avrebbe passato tutta la vita con quella megera di Ger e prima o poi l'avrebbe notata.
A Lena di tutto quello che diceva suo padre non importava, tanto che aveva partecipato alla festa della pesca vestita come una povera senza un occhio, aveva mangiato il pesce e ballato.
Nessuno si era accorto di lei.
Lei sognava di stare in mezzo a loro in quel modo, senza essere diversa, senza essere notata.
Guardò dalla sua finestra, l'aprì, respirò ancora i profumi della serata, poi la chiuse perché cominciò a nevicare, e non l'avrebbe aperta per due giorni.
Il giorno dopo la domestica Pat le portò la colazione in camera.
"Non ti senti bene?" - "Ho un fortissimo mal di pancia Pat... puoi dire ai miei genitori che non scenderò al piano di sotto per tutto il giorno? Ho bisogno di riposare e dormire, ho avuto un sonno tormentato", la donna, annuendo, le consegnò due fette di pane scuro e del miele.
"Fino a stasera potrai rimanere in camera, poi ti verrà chiesto di scendere. Tua madre ha invitato Carmin per cena".
Lena mise la testa sotto il cuscino.
Carmin da loro quella sera?
Si sentiva torturata da sua madre.
"Ho visto Carmin ieri, non è necessario cenare insieme anche oggi! Non sto bene, ho bisogno di riposare" - "Tua madre insiste" - "Io non scenderò" - "E allora ti verremo a prendere io, tua madre e tuo padre e ti trascineremo per i capelli, in modo che tu, per decenza, faccia compagnia a Carmin questa sera, come lo ha fatto lui ieri con te".
Pat senza attendere risposte da Lena abbandonò la stanza e chiuse la porta.
Vecchia grassona.
Quando lei era piccola la domestica era dolcissima, la pettinava, giocava con lei. le raccontava storie ... ora era solo un burattino di sua madre... un grasso burattino con un sedere che non entrava in nessuna sedia.
Lena passò tutto il giorno a guardare fuori dalla sua finestra, in attesa di un minimo movimento, di una qualche avvisaglia, ma quella era una giornata come tutte le altre e la quiete regnava suprema.
In cuor suo la ragazza sperava che il popolo cambiasse idea.
Non era saggio mettersi contro il governatore, qualcuno si sarebbe ferito, se ne sarebbero andati con la coda fra le gambe.
Jude avrebbe preso parte alla sommossa?
Non poteva saperlo, non restava che aspettare.
Con la mente piena di domande scese per la cena senza che nessuno la chiamasse, aveva indossato un abito di lana color crema, legato i capelli in una coda alta.
Carol la vide e le andò incontro, abbracciandola, stava ovviamente tenendo una fitta conversazione con Carmin.
"Figlia mia scusa se non sono venuta in camera tua oggi, ho avuto impegni".
La madre indossava una tunica rossa ed aveva i lunghi capelli castani sciolti.
"Non preoccuparti madre" - "Tuttavia siccome sei qui immagino che tu stia meglio, caro! Lei è qui".
Carmin si avvicinò a Lena, i baffetti appena visibili sotto il naso, i capelli di un biondo grigiastro simile alla polvere, gli occhietti piccoli e scuri.
La faccia lunghissima.
"Che bello vederti così spesso dolcezza".
Dolcezza?
A Lena veniva da vomitare.
Suo padre non scese per la cena "ha delle scartoffie da controllare, si scusa con veemenza, mio marito morirà lavorando, ho sposato un governatore, me lo sarei dovuto aspettare!".
In realtà stava programmando la difesa.
Come avrebbe fatto?
Frecce?
Sassi?
"Cara?", Lena abbandonò i suoi pensieri e guardò Carmin - "Non mangi niente dolcezza?".
Il piatto della ragazza era pieno di pesce e patate, che pian piano diventavano sempre più freddi.
"Carmin ti chiedo perdono ma ho del fastidioso mal di pancia, quindi non credo che mangerò, ma è una gioia stare qui con te stasera".
Quella frase di rito fece arrossire il ragazzo-foca e Carol, fiera, le fece l'occhiolino.
Poi Lena smise di parlare.
"Sai mia cara, il giovane Carmin sta già imparando l'arte della lavorazione dell'oro, diventerà un gioielliere eccellente proprio come suo padre".
"Carmin tra un anno manderà avanti la gioielleria praticamente da solo... dovresti essere fiera del suo percorso, è un ragazzo più unico che raro".
Lena si alzò.
"Chiedo il permesso di congedarmi, ho nausea e ho bisogno di stendermi, Carmin, se me lo concedi rimanderei le chiacchiere ad un altro giorno".
il ragazzo-foca si guardò intorno, come per accertarsi che lei stesse parlando davvero con lui e rispose: "Congedati, ci rivedremo domani".
Lena senza aggiungere parole salì correndo per le scale e si rifugiò nella sua stanza per abbandonarsi di nuovo ad un sonno quantomeno tormentato.
Passò un decimo di giornata e poi successe.
Una pietra, enorme, nera, spaccò il vetro della sua stanza e cadde sul suo letto, d'istinto lei guardò giù.
Il popolo aveva i forconi, aveva bastoni, pietre.
Erano donne, uomini, anziani.
E la sommossa era iniziata.
Vuoi continuare a leggere?
Ecco il SESTO EPISODIO: Episodio 6.
Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte.
Dal sondaggio svolto è risultato che Il governatore avrebbe dovuto prendere parte alla festa, eccovi serviti.
Via delle Ossa era il cimitero dei predicatori.
Tutti coloro che si erano battuti per la decenza, per le regole sull'educazione, riposavano nel profondo di quella lunga strada.
Le loro ossa continuavano ad essere fonte di ispirazione per tutti.
Le regole mandavano avanti la città senza apparente intoppo, ma la sera della festa della pesca le luci erano dai mille colori e qualche regola sembrava non fosse mai esistita.
Il fuoco faceva luce sulla serata dei middletowniani, sulla festa più bella che ci fosse. I cantori erano arrivati due giorni prima da oltre il Lago di destra, grazie a loro tutta Middle Town ballava, e anche Jude ballava...con Ger.
Era la più incantevole tra le fanciulle, ballò con lei anche il cugino del direttore dello smercio del pesce, aveva ventiquattro anni, una moglie e due figlie piccole.
Ma nessuno la guardò male per questo.
Era festa, e si festeggiava.
Jude si avvicinò all'angolo del vino caldo, ne bevve due bicchieri, alcuni ragazzi quella sera che avevano diversi anni meno di lui, erano totalmente ubriachi, quindi la sua condotta era decisamente trascurabile.
Mangiò pochissima frittura, poi si gettò di nuovo tra la folla danzante, in mezzo alle ragazze dalle lunghe trecce decorate con fiori rossi, il simbolo dell'eleganza, si trovò mano per mano con Nara la figlia minore del ficario, che lo baciò sulla guancia e gli sussurrò: "Ti guardo sempre quando passo di qui, guardo te e le tue spezie, regalami una delle tue spezie", a disagio lui si allontanò, per errore urtò col braccio una strana ragazza con un occhio solo si scusò e intravisto suo padre, lo raggiunse.
Il padre batteva le mani a tempo di musica e chiacchierava amabilmente con Phil, un suo parente alla lontana: si vedevano ogni anno solo in quell'occasione.
"Jude! Ma quanto è diventato bello e alto, quanti anni hai adesso?"
"Uno in più dello scorso anno Phil, diciassette!"
"Hai visto qualche bella polletta stasera? Te la fai ancora con la bionda, quella del latte?"
Il padre di Jude rise, rise anche Phil, Jude invece abbassò lo sguardo.
"Ger e io ci godiamo la festa, senza stare sempre avvinghiati".
Phil esclamò: "Si dovessero offendere i benpensanti di Middle Town! Sei pazzo? La decenza è tutto!", poi scoppiò in una fragorosa risata, doveva aver bevuto davvero tanto.
Paul, suo padre, intervenne: "Jude tiene alla decenza, ma non è stupido, sa che stasera ci si può divertire, ti ho visto ballare con la figlia del ficario, fanno tanto i risparmiatori ma lo sanno tutti che hanno un sacco di argento nascosto nel sottoscala, fattela amica..." - "Facci un figlio" gli suggerì Phil - " è l'unico modo per avere sempre la stessa donna incatenata alla cintura, ormai il matrimonio non serve più a niente, lo abolirò quando il popolo avrà potere decisionale" - "Nessuno ti permetterà di abolirlo, poi come farebbero le mamme a commuoversi durante la cerimonia in abazia?"
Phil e Paul risero come degli imbecilli.
Jude, incuriosito dai loro discorsi, chiese al padre: "Che si intende per potere decisionale del popolo?".
Phil lo fissò sgranando gli occhi.
"Davvero non sai di che parlo?", il ragazzo fece spallucce.
"Chi prende le decisioni a Middle Town? A chi vengono sottoposti i problemi del popolo?" - "Al governatore" - "Risposta esatta Jude, beh, il governatore è una figura che avrà importanza ancora per una manciata di giorni, poi le cose cambieranno, ne parlano tutti in città, nel continente è successo in molte altre città, lì si che se la spassano, oltre il Lago di destra fanno tutti come vogliono".
Quello che gli aveva detto Ger allora non era solo una voce, una diceria senza importanza ... era vero.
"Phil, non ne parlare con lui, è ancora molto giovane e poi ha una bella amicizia con Lena, la figlia del governatore", il padre lo guardò: " Per questo abbiamo evitato di dirti come stessero le cose, avresti detto o fatto qualcosa per farmi desistere, il palazzo verrà occupato tra due giorni, il governatore è un arrivista e ha sperperato tutto ciò che noi con sudore e sacrifici abbiamo messo da parte".
"E dove andranno lui e la sua famiglia? Ci avete pensato?".
Paul guardò il figlio preoccupato, si toccò nervosamente i capelli lunghi e brizzolati, poi la barba e abbassò lo sguardo.
"Dovunque vogliano, ma lontani da qui. Altrimenti verranno fatti prigionieri".
"Prigionieri? A Middle Town non ci sono prigioni da anni, non succede nulla di male qui".
"Il mugnaio ne ha costruita una abbastanza grande nel sottoscala, proprio come hanno fatto il ficario e la sua famiglia per nascondere l'argento, ormai mi sembra sia passato quasi un ciclo di stagioni, è sempre stata destinata alla stirpe May".
Jude, senza voler sentire una parola in più, piantò in asso suo padre e Phil senza neanche congedarsi, quella sera, dopotutto, la decenza contava poco.
L'avrebbe avvisata.
Non poteva permettere che Lena fosse vittima di una sommossa, lei era un'anima gentile, le scorrettezze di suo padre non la riguardavano affatto, se la immaginava dietro le sbarre e sentiva male al petto.
La folla danzava, le luci tremolavano, e nessuno si accorse che Jude a poco a poco si stava allontanando dalla festa che lui stesso aveva aiutato ad organizzare.
Poi i cantori cambiarono musica.
I rispetti, la decenza, gli omaggi
che vadano a te o governatore
che vengano resi a te, come di diritto
i rispetti, la decenza gli omaggi
che vadano a te o governatore
Jude smise di dare le spalle alla festa.
Cantavano per il Governatore, che, in sella ad un cavallo nero, stava lì in mezzo a loro.
Lui, avvolto in una pelliccia color crema, i guanti di cuoio e il copricapo di coniglio, con un cenno della mano mise fine alla musica.
"Sono onorato di trovarmi alla vostra presenza, la festa della pesca è importante per voi, per Middle Town e quindi non può che esserlo anche per chi la governa. Io non prendo parte alla festa con la presenza, ma col cuore stasera sto ballando con voi, la mia famiglia non può essere qui in questo momento, ma vi manda i più affettuosi auguri.
Che i raccolti possano abbondare, il pesce non terminare e la decenza illuminare".
Il popolo, come in un rito, applaudì.
Jude poteva intravedere qualcuno che sogghignando si guardava e altri bisbigliavano cose nell'orecchio di chi avevano accanto.
Il governatore era odiato da tutti.
Senza scendere da cavallo si fermò a parlare col ficario, l'unico che contasse qualcosa in quella bolgia di poveri, poi, con un altro cenno, diede ai cantori il permesso di continuare coi festeggiamenti.
La festa della pesca era il contentino del popolo.
Quella sera gli era permesso di fare tutto.
Il giorno dopo sarebbero tornati a sgobbare per mandare avanti le loro misere dimore e le loro misere famiglie.
Jude decise di proseguire verso il palazzo, passando dietro le botteghe vicino al ruscello di sale.
Scendeva una debole neve, ma lui non sentiva freddo, bensì un lieve tepore dentro di sé
Il vino caldo aveva proprio quello scopo.
Passando per le vie più scomode si lasciò la festa alle spalle, e quando rimboccò per Via delle Ossa incontrò ben poche persone di sua conoscenza.
Non conosceva nessuno, erano tutti più ricchi e nessuno era vestito a festa.
Nessuno lo stava guardando, nessuno a parte Lena.
Stava nascosta dietro un cespuglio di rose, sapeva che facendolo l'avrebbe messa in difficoltà, ma le si avvicinò.
"Da quanto sei qui?" chiese sorridendo.
"Sono stata a cena dal mio promesso, Carmin, e poi sono venuta alla vostra festa, avevo il cappuccio, una benda su un occhio, mi hanno evitato tutti e non mi ha riconosciuto nessuno. Adesso devo tornare a casa".
"Se stavi tornando a casa perché ti sei nascosta qui dietro?".
Lena si tolse il cappuccio nero, lasciando che la neve le cadesse sui capelli color tabacco.
"Non volevo che mi vedessi, è meglio se non ci parliamo troppo".
"Mi spiace per te ma io stavo cercando proprio te per ... parlarti".
Ecco il QUINTO EPISODIO.
Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte
E poi ecco la seconda... : Seconda parte.
Dal sondaggio svolto è risultato che il personaggio che vi interessa di più è Ger, eccovi serviti.
Si svegliarono molto presto quel giorno, i preparativi per la festa della pesca sarebbero iniziati un decimo dopo il primo fascio di luce del Sole.
Jude pettinò i capelli neri meglio che riuscì, si mise un cappotto nero ed andò ad aspettare Ger davanti al suo alloggio, lei uscì di casa e lo fissò sorridendo, in due secondi gli fu avvinghiata.
"Buongiorno amore mio".
Ger era una ragazza piena di sé, convinta di essere leggermente superiore rispetto agli altri suoi coetanei, ma Jude era attratto dalla sua intelligenza e dal suo aspetto fisico: era davvero la ragazza più bella di Middle Town e lo pensavano tutti.
Lui e Ger avevano da poco ripreso a vedersi, per quanto concedesse la decenza: non più di un'ora al giorno e mai soli nella stessa stanza.
Lui aveva in programma di sposarla nel giro di un turno di stagioni, organizzando una cerimonia molto sobria nell'Abazia e mangiando pesce e dolci nella Via delle ossa per festeggiare...e poi magari bere un po' d'alcool, lusso concesso solo al compimento del diciannovesimo anno di età.
E poi loro sognavano le città dei carnieri, quelle del grano e dei Re potenti.
Sognavano la vita al caldo oltre il lago di destra ...e questo non lo sapeva nessuno.
"Ho una sorpresa per te", disse la dea bionda vestita di rosso.
Tirò fuori dalla borsa una bottiglietta in vetro contenente un liquido nerastro.
"E' alcool di more, l'ho rubato a mio padre, è delizioso" - "Non vorrai rischiare una punizione, non voglio far parlare i curiosi" - "Jude, da te vorrei più virilità, sembro io l'uomo della coppia, bevi un sorso, fidati, non morirà nessuno e oggi sono tutti talmente presi dalla festa che nemmeno ti guarderanno".
Lo assaggiò, nascondendosi dietro un arbusto, ne sentì il sapore forte, prima nauseante, poi dolce e caldo, tossì, restituendo in un attimo la fonte della trasgressione alla sua amata.
"Sei morto? Ti ha visto qualcuno?" - "No...".
"E allora smettila di fare la femmina Jude".
Si baciarono per qualche istante, per salutarsi, poi si recarono alla Piazza dei fiori, dove la fioraia Genna li aspettava con cesti di margherite.
Genna aveva settant'anni e non le era rimasto nemmeno un dente.
"Quanto siete belli ragazzi, mi ricordo quando da piccoli venivate con i vostri genitori a ritirare gli addobbi...e ora il compito spetta a voi, è un onore, la festa della pesca è l'evento più colorato e vivace dell'anno e io sono...".
E continuò così per un decimo circa.
Prese le margherite, e caricatele in spalla, Ger e Jude si baciarono ancora, e in quel momento passò davanti a loro Lena, Jude si staccò dalla sua amata ed esclamò: "Lena, ti auguro una buona giornata!", lei sorrise guardandolo con dolcezza, poi proseguì il suo passo spedito verso la Baita dei tutori, Jude nutriva una dolce simpatia per Lena, era molto graziosa e brillante ... ma inarrivabile.
I figli dei governatori sono come i principi oltre il Lago di destra: parlano con quelli del loro rango, si sposano con quelli come loro, sono freddi, scostanti e bramosi di denaro.
Il padre di Lena era uno sciacallo, odiato da ogni singolo abitante della città, i genitori di Jude lo avrebbero volentieri ammazzato con le loro mani.
Nell'ultimo periodo aveva richiesto al popolo imposte copiose ed esagerate, riducendo molte famiglie alla fame, inoltre era sempre in viaggio ed in quel periodo alloggiava presso gli isolotti della sorte che si trovavano a sud del Lago, luogo dove stava facendo costruire abitazioni, per permettere poi a qualcuno di lasciare Middle Town e stabilirsi a vivere lì.
Era una prospettiva ben poco allettante, Jude sognava tutt'altre terre.
Gli isolotti della sorte erano rinomati per essere massi di pietra aridi e senza alberi.
Il governatore aveva investito male i loro risparmi, faceva la bella vita, aveva una moglie crudele e prima o poi se ne sarebbero liberati, si parlava infatti da tempo di un'occupazione del palazzo, ma Jude, che nutriva simpatia per Lena, cercava di stare alla larga da tali chiacchiere.
Non era come gli altri commercianti che vivevano alla giornata, lui la divisione in ceti non la soffriva.
"A che pensi tesoro?", chiese Ger mentre cominciava a disporre le margherite in vasi di terracotta.
"Alla festa, a noi, agli isolotti della sorte" - "Quelle terre senza padrone e senza alberi? Farebbero meglio a farli esplodere, la feccia umana ha buttato tutti i nostri soldi su quei massi, meno male che questo schifo sta per finire" - "il popolo ha sempre odiato il governatore" - "Non è più solo odio, è insofferenza".
Dispose tre vasi sul davanzale di una finestra.
"Tra due giorni il palazzo verrà occupato, andranno a vivere lì tutti i commercianti di via delle ossa. Ci siamo stancati".
Jude la guardò sgranando gli occhi.
"Cosa c'è? Ti dispiace per la tua amichetta con i capelli color diarrea?" - "di chi parli?".
"Della meretrice, quella che va dagli orfani tutti i giorni e li nutre con cibo rubato, io anche vado dagli orfani, lo sai tu, lo sanno i miei genitori ... e basta. Non è una cosa che sbandiero.
Invece quella viziata arricchita lo fa apposta, è una mossa del governatore, cosa credi? Ci vuole far credere di avere una figlia amabile, ma ci credi solo tu perché sei notoriamente un palle mosce".
"Carissima Ger, stai con me per quale motivo? Dici che fai l'uomo della coppia che sono un palle mosce... cosa ti piace particolarmente di me?".
Lei lo guardò, sorrise: "Come sei permaloso...questo mi piace, il tuo essere limpido, sincero ... e bello come il sole".
Jude nonostante le dolci parole non parlò più con lei, andò a sistemare gli stendardi con un suo coetaneo, lasciando lei alle prese con le margherite.
Fu sera e la gente cominciò ad arrivare con pentoloni, olio, pesce pescato durante la giornata, in pochissimo tempo le strade furono invase del profumo della frittura.
E per un po' la decenza venne lasciata in un angolo, e quando la musica dei cantori cominciò... Jude dimenticò anche di essere arrabbiato con Ger ... (continua).
Disegno raffigurante Ger di Barbara Mazzei
Ecco l'episodio successivo, buona lettura: QUARTO EPISODIO.