venerdì 29 settembre 2017

Episodio 9: Niente domande

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
E l'ottava parte: Ottava parte.

Invito te, lettore, a lasciare un commento a fine capitolo.



Lena guardò il saggio bere il suo brodino caldo direttamente dal piatto in porcellana, emettendo un fastidioso suono di "risucchio" e leccandosi le labbra con la sua lingua spaventosamente lunga.
"Signorina Lena, vuole un po' di brodo?" - "la ringrazio ma non ho appetito".
Il saggio Kail storse il naso e, preso un mestolo, si versò altro brodo direttamente dalla caraffa fumante che aveva sul tavolo.
Erin l'aveva portata a far visita ai saggi dicendole: "oggi parlerai amabilmente con le persone più importanti di tutta la città", e lei non aveva chiesto chi fossero perché le era vietato fare domande.
Solo non facendo domande Erin l'avrebbe portata dai cittadini "in prigione", quindi non chiese nulla, si limitò ad annuire, era brava in quella strana tortura.
Ormai Lena dipendeva totalmente da Erin, la portava con sè ovunque andasse, le insegnava cose nuove e le permetteva di parlare ai cittadini durante le udienze della mattina.
La governatrice era bellissima, ammaliava tutti gli uomini, sembrava quasi che le persone venissero ad esporle i propri problemi solo per poterla vedere, per poter verificare di persona se fosse davvero così affascinante.
Sembravano tutti leggermente assopiti e apatici, come stregati, ma sicuramente tranquilli.
E così andava avanti la vita della città: in un'atmosfera di pace quasi preoccupante.
Erin, che per l'occasione aveva un lungo abito di velluto bordeaux e i capelli neri raccolti in un'acconciatura elaborata, chiese del brodo, una bassa cameriera vestita di nero la servì.
"Saggio Kail, io e Lena siamo qui per avere la tua benedizione" - "benedizione? Per il tuo mandato da governatrice? Non ne avrai bisogno, il vero governatore tornerà presto, la mia benedizione sarebbe vana".
Il saggio, occhi piccoli e capelli bianchi come la neve si toccò il pizzetto giallo scuro.
"Sì, ne sono certo, non ti darò alcune benedizione".
"Saggio Kail, non mi serve la benedizione per il mandato, ma per un viaggio che intendo intraprendere" - "la gente di Middle Town non viaggia" - "ma io vengo da lontano, per arrivare qui ho viaggiato, io viaggio, ed è un dato di fatto. Il governatore viaggia continuamente, e anche questo è un dato di fatto".
Kail assunse uno sguardo schifato.
"Non sei qui per restare? I cittadini sono più tranquilli se sanno che c'è qualcuno che li governa, che sappia gestirli, qualcuno è a conoscenza della tua decisione? Ad esempio non so, l'uomo che stai sostituendo?" - "I cittadini di Middle Town saranno tranquilli, sono cambiati, ho contribuito io a farli dirottare...avevano preso decisamente una brutta piega, che li ha portati alla sommossa, e nessuno sa che devo partire, perché starò fuori solo qualche giorno" - "andrai da sola?".
Lena trattenne il fiato.
"Penso di sì, devo ancora valutare".
Erin educatamente assaggiò un sorso di brodo.
"Non intendo benedirti, non mi piaci".
La donna chiese il congedo per se stessa e per Lena e lo ottenne, poi entrambe lasciarono la sala da pranzo a passi svelti, scesero le scale a chiocciola dell'alloggio del saggio e si trovarono nuovamente nell'atrio.
La stanza era luminosa e le pareti erano arricchite da quadri raffiguranti i tre saggi.
Rin era grasso e calvo e in tutti i quadri veniva raffigurato davanti ad una portata di carne.
Form era magrissimo con i capelli lunghi e brizzolati, e nei suoi ritratti teneva sempre un libro in mano.
Kail in tutti i quadri aveva il dito e lo sguardo puntati verso l'osservatore, era chiaro il messaggio: lui giudicava.
Una cameriera bassissima aprì per loro il portone dorato.
"Grazie".
La cameriera sorrise, era una bambina.

Lena ed Erin in breve tempo si lasciarono l'edificio alle spalle, camminarono per le vie strette della Piccola radura degli arcieri, ma era tanto il cammino da percorrere e il silenzio stava facendo impazzire la ragazza.
"Sei stata brava" finalmente quell'insopportabile quiete fu spezzata- "non hai chiesto nulla, continui a non chiedere nulla da giorni, ci vuole forza" - "sono una tipa determinata".
Continuarono a camminare.
"I bambini da sempre vengono assunti da saggi, alcuni provengono dall'orfanotrofio, offrono loro un'opportunità. Ti assicuro che vengono trattati molto degnamente. Per quanto riguarda il viaggio ho intenzione di partire domani e sì...ti porterò con me, perché devo ammettere che hai avuto un comportamento davvero eccellente. Meriti un premio" - "il mio premio sarà poter venire" - "voglio concederti una seconda ricompensa, invita il tuo amico, quello che tua madre chiama barbone".
Jude non l'avrebbe neanche guardata in faccia, Lena non lo vedeva da parecchio tempo, non si sarebbe fidato di lei.
"Tornando a casa passalo a trovare al suo banco delle spezie. Domani mattina si parte al sorgere del sole, ora raggiungilo, ci vediamo a palazzo".
Lena non riuscì a dire nulla, rimase immobile, la testa che vorticava, mentre Erin aggraziata si allontanava.
Jude le avrebbe tirato un ceffone, lei era a conoscenza della sua sofferenza ma nonostante questo non era mai andata a salutarlo o a parlarci dopo quella sfuriata.
Timida raggiunse Via delle ossa e lo vide da lontano, guardava un punto fisso e davanti, gli erano rimaste poche piantine da vendere, lo raggiunse, lui la notò e sbuffò.
"Vuoi comprare qualcosa?".
Le occhiaie erano sempre più profonde, i capelli si stavano allungando ed erano disordinati.
"Hai perso il pettine?".
Quasi non credette di avergli posto una tale domanda, si sentì una stupida.
"E tu hai perso la decenza figlia del governatore e amica intima della governatrice?".
"Io non ho perso la decenza, sto facendo di tutto per aiutarti!", lui scoppiò a ridere : "ah, allora scusami! Hai ragione, tu si che mi sei di aiuto! Mi dai consigli di bellezza!" - "devi ascoltarmi, idiota!".
Jude tacque, la guardò furioso, ma non aggiunse neanche mezza parola.
"Ho convito Erin ad andare dai prigionieri. Scavare è inutile, non sono nei nostri sotterranei, vi ha mentito per farvi stare tranquilli. Sono altrove, non so di preciso dove ma lei intende partire per raggiungerli domani mattina all'alba, mi ha detto che puoi venire con noi" - "non ci credo, perché dovrebbe volermi aiutare?" - "lo fa per me, è un premio, giorni fa ha stabilito che se non le avessi fatto più domande allora mi avrebbe portata dai prigionieri e mi ha detto che puoi venire con noi" - "perché non sei venuta a dirmelo, scaviamo da tantissimo tempo! Perché non mi hai detto che là sotto non c'è nessuno!".
Continuava ad odiarla, nonostante lei gli stesse tendendo la mano.
"Jude smettila di aggredirmi! Non sono io la causa delle tue disgrazie! Basta! Sei libero di fare come credi: venire domani mattina all'alba davanti al palazzo e partire con noi...o rimanere qui a...scavare".
Detto questo Lena se ne andò, e tornando a casa pianse, ininterrottamente.
Doveva amarlo proprio tanto quel venditore di spezie...

La nuova parte sarà online venerdì 6 ottobre.

Cosa farà Jude secondo voi? E che idea vi siete fatti di Erin? Lasciate un commento!



giovedì 21 settembre 2017

Episodio 8: Isteria

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.


Lena spalancò la finestra della sua stanza e respirò la pungente aria invernale. Non stava nevicando e il cielo era limpido, mise la sua lunga giacca nera e si avviò verso la cucina per prendere qualcosa da mangiare.
Suo padre se ne era andato e lei viveva con la domestica, sua madre e Erin, la nuova misteriosa governatrice.
Tutti le dicevano che il padre sarebbe tornato presto ma lei sapeva la verità: era scappato.
La sommossa e la successiva carcerazione del popolo avevano generato un ambiente generale di sfiducia, rabbia e desiderio di vendetta.
Era ovvio che prima o poi i middletowniani avrebbero agito di nuovo, facendo cosa?
Invadendo di nuovo il palazzo?
Scappando?
Dando una botta in testa al governatore?
Trovò in cucina sua madre, sola, che leggeva un manuale di cucina.
Carol era una donna distrutta, stava dimagrendo e aveva smesso di pettinarsi i capelli, che somigliavano al cioccolato fuso, erano un inutile groviglio marrone, non portava trucco e indossava delle lunghe vestaglie invernali, e le teneva per tutto il giorno.
"Lena, ti sei svegliata tardi" - "non ho nulla di particolare da fare e il tutore Carl verrà per farmi lezione solo dopo che il sole sarà tramontato" - "dovresti essergli grata, lui tiene molto alla tua istruzione".
Lena recuperava di sera le lezioni che i suoi compagni seguivano durante il giorno.
Le era stato categoricamente vietato di uscire di casa.
"Quando la situazione sarà più tranquilla potrai tornare a passeggiare per la città, andare alla baita dei tutori, parlare con le amiche".
Parlare con Jude.
"pensi che presto sarò libera? Mi sento in prigione anche io" - "La tua casa non è una prigione, razza di ingrata. Se siamo recluse è solo per la nostra sicurezza. Hai idea di quello che potrebbero farci quei selvaggi là fuori? Sono ignoranti, grezzi, affamati. Per quello che ne so potrebbero anche divorarci, ho sentito storie di popoli che hanno mangiato i loro padroni".
Carol non solo era una donna distrutta, ma anche terribilmente paranoica.
"Non siamo al sicuro neanche qui dentro madre".
La donna pianse un po', mettendosi le mani sul viso : "Ci proteggerà la governatrice, quella baldracca di altre lande. Hai visto tuo padre come la guarda? Come se fosse un dolce alla cannella".
Il governatore e sua moglie dormivano da diversi anni in stanze separate e questo Carol non era mai riuscita ad accettarlo.
La fine di un matrimonio non era cosa di cui andare fieri, era un avvenimento universalmente visto come poco decente.
"Papà ha altro a cui pensare e quella Erin mi sembra una tipa in gamba, sembra intelligente" - "è una cialtrona, il popolo la ammazzerà presto, che facciano pure, e che la divorino, se hanno fame. Andiamo in sala a mangiare". In fondo aveva fame anche lei.

A tavola furono serviti formaggio, latte caldo, pane e frutta, Carol aveva smesso di intraprendere discorsi senza senso e con lo sguardo perso sorseggiava latte.
Erin entrò, indossava un abito bianco di piume, i capelli neri sciolti, le salutò educatamente: "vi auguro che sia una giornata splendente. Posso unirmi a voi per uno spuntino?" - "assolutamente sì dolce Erin, siediti pure accanto a me".
Carol parlò senza guardarla.
Erin cominciò a mangiare una mela, mentre sorrideva, guardò Lena.
"Mi fissi dolce Lena? Vuoi chiedermi qualcosa?".
La ragazza arrossì.
Quegli occhi indaco la facevano sentire in soggezione.
"Mia figlia è solo indecente e maleducata e mette le persone a disagio fissandole, non è educata ed aggraziata come te dolce Erin".
Una carrellata di bugie, una dietro l'altra.
"Mi scuso dolce Erin".
"Ma perché mi chiamate dolce Erin? Come fate a sapere se sono dolce o se non lo sono? Per quello che ne sapete potrei anche essere una donna spietata. Qui a Middle Town parlate in modo educato, vi contenete, parlate di decenza, compostezza ed educazione e invece siete solo un popolo di repressi".
Sembrava fosse scoppiata una nuova sommossa, stavolta verbale.
"Dolce Erin i nostri modi aggraziati di indispongono?".
La voce di Carol era simile ad un ruggito - "cosa dovrei dirti? Che non so chi tu sia e che per quello che ne so potresti anche essere venuta in questa città per strapparmi mio marito e strapparmi il potere?", Erin scoppiò a ridere - "Il governatore potrebbe essere mio padre, io per scelta non voglio uomini nella mia vita, ci tengo a precisare che sono qui solo in vece del governatore e non ne prenderò mai il posto. La prossima governatrice sarà Lena".
Carol era viola, rossa, quasi blu, prese la tazza di latte, urlando la gettò a terra e piangendo abbandonò la stanza.
Erin diede un morso alla sua mela.
"Lena tua madre è fortemente stressata e depressa ..." - "già..." balbettò Lena in imbarazzo - "purtroppo i recenti avvenimenti l'hanno scossa, io mi scuso per il suo comportamento indecente..." - "non devi scusarti al suo posto, non ha senso. Si scuserà di persona quando lo reputerà opportuno. E' ovvio che per te lei non può essere un punto di riferimento, ti chiedo di venirmi a parlare qualunque problema tu abbia ... anzi ... se vuoi oggi vieni a ricevere il popolo insieme a me in Piazza dei fiori. Saranno tutti contenti di vederti" - "non posso uscire, per ordine del governatore" Erin rise di nuovo, rideva in modo melodioso - "mia cara, il governatore sono io".

Si vestì, si pettinò, si lavò il viso ed uscì di casa dopo giorni di reclusione, sorrise nel vedere la Piazza dei fiori gremita di gente.
"Da dove vieni Erin?" - "Io? Da una città oltre il Lago di Destra, si chiama Onia, lì tutti hanno i capelli neri e producono e testano le più moderne medicine. Io sono sempre stata l'assistente del gestore delle infermerie, ho sempre avuto responsabilità e tuo padre, quando è venuto ad Onia a cercare una medicina per l'isteria di tua madre, mi ha conosciuta, apprezzata e assunta" - "non sapevo nemmeno che mio padre fosse venuto in quella città, non ne ho mai sentito parlare" - "voi siete un po' tagliati fuori dal mondo, scusa l'affermazione, ora se permetti chiedo io. Temi che tua madre si sia offesa per il fatto che sei uscita fuori di casa con me oggi?" - "sì, ha paura che io non sia al sicuro" - "con me non corri alcun rischio".
Le strinse la mano.

Molte persone andarono a parlare con Erin quella mattina, le chiesero consigli a cui lei rispose con educazione e grazia, notizie sui prigionieri, di cui parlò a lungo dicendo "stanno benissimo", "a volte dimenticano di essere reclusi", "farò in modo che escano il prima possibile".
Invitò tutti a comportarsi decentemente e con rispetto per non "indispettire il governatore" e salutò.
Tutti guardavano Lena con dolcezza, nessuno le chiese nulla e tutti rimasero tranquilli ... come se fossero ipnotizzati.
Jude non si presentò.
Le due ragazze stavano tornando a palazzo e Lena trovò il coraggio di chiederglielo.
"Perché menti?" - "io mento? No." - "si che lo fai. Non abbiamo prigionieri nel palazzo, neanche uno e lo sai, lo sa mio padre, mia madre e anche la domestica, e temo che lo pensi anche qualcuno nel popolo".
"E dove sarebbero tutte queste persone?" - "non ne ho idea...ci penso e ripenso ma non riesco a trovare una risposta logica" - "facciamo un patto. Smettila di fare domande e ti porterò da loro. E' una promessa" - "quando?" - "smettila di fare domande".

Ecco la NONA PARTE: QUI


Che ne pensate di questa Erin?
Lasciate un commento!



martedì 12 settembre 2017

Episodio 7: La donna di altre lande

Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.


La neve lo aveva chiuso dentro casa quella notte.
Montagne di quella gelida sostanza gelida e candida gli avevano chiuso la porta di casa da fuori. Jude si mise a scavare con la vecchia pala di suo padre, facendosi largo, prese il suo sacco di piantine e a dispetto delle intemperie andò a guadagnarsi la sua pagnotta.
Dalla notte della sommossa erano passate due intere giornate, la sera precedente il governatore aveva fatto lasciare da un emissario delle pergamene sotto ogni porta con un avviso che recitava: "Importante adunanza in Piazza dei Fiori un decimo prima che tramonti il Sole".
In città si parlava di attaccare di nuovo il palazzo, di fare giustizia, riprendersi le persone rinchiuse là dentro, e stavolta Jude ci sarebbe andato di persona: basta scherzare, basta fare il debole della situazione, lui lo avrebbe fatto per i suoi genitori e per Ger.
Non vederla lo faceva stare male e temeva che la ragazza fosse ridotta alla fame e trattata come una prigioniera.
Lei era una che si faceva notare, sempre bella e pulita, immaginarla in una cella era quasi innaturale.
Avevano deciso che sarebbero passati dal sottosuolo.
In diverse abitazioni di Middle Town erano state costruite delle celle sotterranee, in cui molti nascondevano provviste, denaro o beni di diverso tipo.
Il capo arciere aveva una di queste celle nella sua abitazione al limitare della radura e diversi uomini avevano cominciato a scavare un tunnel che li avrebbe ricondotti direttamente alle sale sotterranee del Palazzo del governatore. 
Sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Allo stesso tempo però tutti fremevano ed erano curiosi di sapere cosa avrebbe detto il governatore durante l'adunanza.

Jude sistemò la sua merce e attese i clienti, totalmente avvolto nei pensieri.
La neve sembrava stesse cessando.
"Una giornata bianca e gelida, non è vero Jude?"
La vecchia Cali lo guardò con affetto.
"Un inverno esageratamente freddo, ci avevano avvisato i saggi signora Cali" - "Non si vedeva un inverno così da anni! Dammi due ramoscelli di menta bianca, devo farmi la tisana per la testa" - "Ancora mal di testa?"- "Una condanna, i guaritori mi hanno detto che molto probabilmente me lo porterò avanti finché non cadrò tra le braccia della Madre delle genti".
La vecchia Cali era molti anziana, bassissima e avvolta da un lungo telo di lana bianca.
Sembrava lei stessa un grosso fiocco di neve. 
La clientela di Jude era composta da donne e la maggior parte di loro erano anziane che gli raccontavano la loro vita, le loro esperienze, e mentre la vecchia Hanna gli parlava dei suoi problemi di stipsi si avvicinò al suo misero bancone una ragazza dai capelli a caschetto e il naso a punta, la faccia curiosa.
Congedata la vecchietta si rivolse a quella tipetta che scrutava attentamente la sua merce.
"C'è qualcosa che può esserti utile?" - "esattamente cosa vendi, fiori? Droghe?" - "No... spezie".
"I ragazzi della mia casta dicono che le persone comprano le tue erbe perché fanno provare sensazioni simili alla felicità".
Jude si costrinse di non ridere.
"Mi spiace ragazza, non ho quel tipo di...erbe".
"Mi interessa poco, non sono qui per questo. Tu come ti chiami giovane mercante?" - "Sono Jude" - "Io sono Saia. Una volta Lena la figlia del governatore ha portato a tutto il gruppo studio dei ramoscelli di questa pianta" indicò del rosmarino delle nevi "diceva che fosse buonissimo con la carne, ed aveva ragione".
Aveva comprato da lui quei ramoscelli.
"Tu la conosci?" - "Io? Solo di vista, passa qui davanti quando torna a casa".
Saia lo guardò curiosa, poi arrossì e cominciò a fissare i suoi stessi piedi.
"E' molto che non la vedi? Non è venuta a nessuna delle lezioni di oggi, ed è molto strano".
Lena non usciva di casa da quando aveva parlato con lui il giorno prima. Era reclusa dentro il palazzo e lui ogni tanto, guardando dietro di sé, sperava di poterla vedere arrivare.
Lui avrebbe voluto odiarla, ma non c'era verso, provava affetto per la figlia del governatore ... e questo lo faceva sentire sporco.
"Se la dovessi vedere dille di farsi viva, molto presto ci saranno le prove di scrittura ed è necessario che lei si eserciti" - "Perché non vai tu stessa a dirglielo, il palazzo è qui dietro" - "No, non mi piacciono i suoi genitori, gente strana". 
Saia si congedò con un sorriso, poi ci furono i tamburi.
Adunanza.

Il governatore non teneva mai delle adunanze, l'ultima era stata tanto tempo prima per decidere se abbattere le abitazioni dei commercianti senza prole deceduti o se darle in uso ai poveri.
Erano state abbattute.
Jude sistemò le piante e, sacco in spalla, raggiunse la Piazza insieme ai suoi concittadini, suo cugino Matt gli si accostò e sussurrò: "abbiamo intenzione di annuire a qualsiasi stronzata dirà oggi quel cretino, tanto abbiamo un validissimo piano b" -"Non parliamone Matt, non sai mai se puoi fidarti di chi hai intorno".
Erano a centinaia ammassati nel luogo dell'adunanza, tutti impazienti, tutti che avevano appena finito di lavorare e molti appena smesso di scavare, tutti parlavano piano, generando un fastidioso brusio.
Il governatore si affacciò alla finestra del casale centrale, gli abiti verdi smeraldo e il cappello di telo nero, accanto a lui c'era una donna meravigliosa che indossava un lungo abito di seta blu come la notte e i capelli neri lunghi e liscissimi.
"Popolo".
Il brusio finì.
"Vi ho chiamato a raccolta in questa piazza per chiarire con voi diversi punti e diverse questioni che credo vi abbiano mandato in confusione negli scorsi due giorni".
Silenzio.
"Avete generato un odio nei miei confronti legato alla mia volontà di investire oro nella costruzione dei nuovi appartamenti nel Lago di destra. Un odio immotivato e che io non sono mai riuscito a comprendere. So che alcuni di voi hanno subìto molto l'aumento delle tasse, e me ne dispiaccio, ma il vostro sacrificio ha permesso ai lavori di proseguire e di costruire case per i vostri figli, posti di lavoro per loro e per i vostri nipoti. Middle Town è una città chiusa, fredda, io la sto aprendo al futuro, la sto spingendo verso l'orizzonte e voi come mi ringraziate? Attaccando il mio Palazzo."
Jude guardò i volti dei suoi concittadini, la maggior parte di loro aveva abbassato lo sguardo.
"Le centocinquantadue persone che due giorni fa hanno invaso la mia abitazione sono trattate oserei dire...come ospiti. Vivono nelle numerose stanze che si trovano nel sottosuolo, mangiano abbondantemente, hanno possibilità di lavarsi, di condividere momenti di gioia tutti insieme...ma tuttavia non meritano ancora di tornare alle proprie abitazioni, e questo per un periodo di tempo equivalente ad una stagione intera."
Tutti urlarono, qualcuno tirò sassi verso il governatore e quella strana donna che stava accanto a lui.
Lui sorridendo lasciò la parola alla signora.
"Middletowniani!".
Nessuno parlò più. Jude si sentì come assopito.
"Sono Erin, provengo da lande lontane, non sono mai stata qui, ma so governare. So come comportarmi, ed è per questo che manderò avanti la città mentre il governatore sarà impegnato a seguire la costruzione delle nuove abitazioni, sono notoriamente magnanima e non esiterò a ricevervi proprio in questa piazza ogni mattina per aiutarvi, e potrei anche decidere di far tornare a casa i vostri amici e familiari prima dello scadere della condanna. Bontà chiama bontà e sono certa che i miei buoni gesti eviteranno che vi lasciate condurre dall'ira."
Sembravano tutti assopiti, tutti ipnotizzati da Erin, Jude si stropicciò gli occhi.
"Vi lascio, vi aspetto qui domani mattina per ogni chiarimento".
Tutti, lentamente, tornarono presso la loro abitazione.

Ecco l'ottava Parte: Episodio 8