Se non hai letto la prima parte eccola qui: Prima parte.
E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
E la quinta: Quinta parte.
E la sesta: Sesta parte.
E la settima: Settima parte.
Lena spalancò la finestra della sua stanza e respirò la pungente aria invernale. Non stava nevicando e il cielo era limpido, mise la sua lunga giacca nera e si avviò verso la cucina per prendere qualcosa da mangiare.
Suo padre se ne era andato e lei viveva con la domestica, sua madre e Erin, la nuova misteriosa governatrice.
Tutti le dicevano che il padre sarebbe tornato presto ma lei sapeva la verità: era scappato.
La sommossa e la successiva carcerazione del popolo avevano generato un ambiente generale di sfiducia, rabbia e desiderio di vendetta.
Era ovvio che prima o poi i middletowniani avrebbero agito di nuovo, facendo cosa?
Invadendo di nuovo il palazzo?
Scappando?
Dando una botta in testa al governatore?
Trovò in cucina sua madre, sola, che leggeva un manuale di cucina.
Carol era una donna distrutta, stava dimagrendo e aveva smesso di pettinarsi i capelli, che somigliavano al cioccolato fuso, erano un inutile groviglio marrone, non portava trucco e indossava delle lunghe vestaglie invernali, e le teneva per tutto il giorno.
"Lena, ti sei svegliata tardi" - "non ho nulla di particolare da fare e il tutore Carl verrà per farmi lezione solo dopo che il sole sarà tramontato" - "dovresti essergli grata, lui tiene molto alla tua istruzione".
Lena recuperava di sera le lezioni che i suoi compagni seguivano durante il giorno.
Le era stato categoricamente vietato di uscire di casa.
"Quando la situazione sarà più tranquilla potrai tornare a passeggiare per la città, andare alla baita dei tutori, parlare con le amiche".
Parlare con Jude.
"pensi che presto sarò libera? Mi sento in prigione anche io" - "La tua casa non è una prigione, razza di ingrata. Se siamo recluse è solo per la nostra sicurezza. Hai idea di quello che potrebbero farci quei selvaggi là fuori? Sono ignoranti, grezzi, affamati. Per quello che ne so potrebbero anche divorarci, ho sentito storie di popoli che hanno mangiato i loro padroni".
Carol non solo era una donna distrutta, ma anche terribilmente paranoica.
"Non siamo al sicuro neanche qui dentro madre".
La donna pianse un po', mettendosi le mani sul viso : "Ci proteggerà la governatrice, quella baldracca di altre lande. Hai visto tuo padre come la guarda? Come se fosse un dolce alla cannella".
Il governatore e sua moglie dormivano da diversi anni in stanze separate e questo Carol non era mai riuscita ad accettarlo.
La fine di un matrimonio non era cosa di cui andare fieri, era un avvenimento universalmente visto come poco decente.
"Papà ha altro a cui pensare e quella Erin mi sembra una tipa in gamba, sembra intelligente" - "è una cialtrona, il popolo la ammazzerà presto, che facciano pure, e che la divorino, se hanno fame. Andiamo in sala a mangiare". In fondo aveva fame anche lei.
A tavola furono serviti formaggio, latte caldo, pane e frutta, Carol aveva smesso di intraprendere discorsi senza senso e con lo sguardo perso sorseggiava latte.
Erin entrò, indossava un abito bianco di piume, i capelli neri sciolti, le salutò educatamente: "vi auguro che sia una giornata splendente. Posso unirmi a voi per uno spuntino?" - "assolutamente sì dolce Erin, siediti pure accanto a me".
Carol parlò senza guardarla.
Erin cominciò a mangiare una mela, mentre sorrideva, guardò Lena.
"Mi fissi dolce Lena? Vuoi chiedermi qualcosa?".
La ragazza arrossì.
Quegli occhi indaco la facevano sentire in soggezione.
"Mia figlia è solo indecente e maleducata e mette le persone a disagio fissandole, non è educata ed aggraziata come te dolce Erin".
Una carrellata di bugie, una dietro l'altra.
"Mi scuso dolce Erin".
"Ma perché mi chiamate dolce Erin? Come fate a sapere se sono dolce o se non lo sono? Per quello che ne sapete potrei anche essere una donna spietata. Qui a Middle Town parlate in modo educato, vi contenete, parlate di decenza, compostezza ed educazione e invece siete solo un popolo di repressi".
Sembrava fosse scoppiata una nuova sommossa, stavolta verbale.
"Dolce Erin i nostri modi aggraziati di indispongono?".
La voce di Carol era simile ad un ruggito - "cosa dovrei dirti? Che non so chi tu sia e che per quello che ne so potresti anche essere venuta in questa città per strapparmi mio marito e strapparmi il potere?", Erin scoppiò a ridere - "Il governatore potrebbe essere mio padre, io per scelta non voglio uomini nella mia vita, ci tengo a precisare che sono qui solo in vece del governatore e non ne prenderò mai il posto. La prossima governatrice sarà Lena".
Carol era viola, rossa, quasi blu, prese la tazza di latte, urlando la gettò a terra e piangendo abbandonò la stanza.
Erin diede un morso alla sua mela.
"Lena tua madre è fortemente stressata e depressa ..." - "già..." balbettò Lena in imbarazzo - "purtroppo i recenti avvenimenti l'hanno scossa, io mi scuso per il suo comportamento indecente..." - "non devi scusarti al suo posto, non ha senso. Si scuserà di persona quando lo reputerà opportuno. E' ovvio che per te lei non può essere un punto di riferimento, ti chiedo di venirmi a parlare qualunque problema tu abbia ... anzi ... se vuoi oggi vieni a ricevere il popolo insieme a me in Piazza dei fiori. Saranno tutti contenti di vederti" - "non posso uscire, per ordine del governatore" Erin rise di nuovo, rideva in modo melodioso - "mia cara, il governatore sono io".
Si vestì, si pettinò, si lavò il viso ed uscì di casa dopo giorni di reclusione, sorrise nel vedere la Piazza dei fiori gremita di gente.
"Da dove vieni Erin?" - "Io? Da una città oltre il Lago di Destra, si chiama Onia, lì tutti hanno i capelli neri e producono e testano le più moderne medicine. Io sono sempre stata l'assistente del gestore delle infermerie, ho sempre avuto responsabilità e tuo padre, quando è venuto ad Onia a cercare una medicina per l'isteria di tua madre, mi ha conosciuta, apprezzata e assunta" - "non sapevo nemmeno che mio padre fosse venuto in quella città, non ne ho mai sentito parlare" - "voi siete un po' tagliati fuori dal mondo, scusa l'affermazione, ora se permetti chiedo io. Temi che tua madre si sia offesa per il fatto che sei uscita fuori di casa con me oggi?" - "sì, ha paura che io non sia al sicuro" - "con me non corri alcun rischio".
Le strinse la mano.
Molte persone andarono a parlare con Erin quella mattina, le chiesero consigli a cui lei rispose con educazione e grazia, notizie sui prigionieri, di cui parlò a lungo dicendo "stanno benissimo", "a volte dimenticano di essere reclusi", "farò in modo che escano il prima possibile".
Invitò tutti a comportarsi decentemente e con rispetto per non "indispettire il governatore" e salutò.
Tutti guardavano Lena con dolcezza, nessuno le chiese nulla e tutti rimasero tranquilli ... come se fossero ipnotizzati.
Jude non si presentò.
Le due ragazze stavano tornando a palazzo e Lena trovò il coraggio di chiederglielo.
"Perché menti?" - "io mento? No." - "si che lo fai. Non abbiamo prigionieri nel palazzo, neanche uno e lo sai, lo sa mio padre, mia madre e anche la domestica, e temo che lo pensi anche qualcuno nel popolo".
"E dove sarebbero tutte queste persone?" - "non ne ho idea...ci penso e ripenso ma non riesco a trovare una risposta logica" - "facciamo un patto. Smettila di fare domande e ti porterò da loro. E' una promessa" - "quando?" - "smettila di fare domande".
Ecco la NONA PARTE: QUI
Che ne pensate di questa Erin?
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