E poi ecco la seconda : Seconda parte.
E la terza: Terza parte
E la quarta: Quarta parte.
Leon, suo padre, la guardò sorridendo.La guardò come se fosse una stupida ragazzina che raccontava fandonie.
La guardò con la tenerezza con cui si guarda una bambina sciocca che non sa di che cosa stia parlando.
"Quindi sei preoccupata che tutta quella marmaglia che in questo momento mangia pesce fritto nella via qui accanto sia un pericolo per me e per tutta la nostra famiglia?".
Lena tentò di assumere un'espressione convinta e autoritaria: "Lo so per certo papà. Una persona di cui mi fido ciecamente me lo ha detto mentre ripercorrevo la via delle ossa per tornare a casa dopo aver cenato da Carmin".
Leon mantenne ancora quell'irritante espressione compassionevole: "Il barbone, il figlio di Paul, June" - "Non si chiama June!".
"Lo vedi che è lui! E' l'unica persona che ti rivolga la parola in città, oltre ai tuoi tutori. Non mi piace quel ragazzo, è fidanzato con la sorella del mugnaio e su di lei corrono voci un po' pesanti" - "Ger non piace neanche a me, ma..." - "conosci il nome di ogni singolo popolano di Via delle ossa? Me ne stupisco, tu non la frequenti, ti limiti ad attraversarla a sguardo basso e non proferisci parola con nessuno ...ops... errato. Rivolgi parola a June, ti vuole bene? Ti serve l'affetto di un rivenditore di piante puzzolenti?".
Le parole di suo padre la ferirono, non sostenne il suo sguardo.
"Una May non può avere lo sguardo basso, Lena devi essere fiera del tuo rango, sono stato scelto dai saggi prima che tu nascessi, ho governato senza nessun problema per anni, sei figlia di un grande uomo".
"Tu mi parli con strafottenza, dovresti credermi e amarmi, sono la tua unica figlia, la decenza ti impone di volermi bene!".
Leon si alzò, percorse a piccoli passi il suo studio, una calda stanza di legno illuminata da qualche candela disseminata qua e là e adornata da dipinti raffiguranti lui, sua moglie Carol e la loro unica pargola.
Lena era presente nei quadri in tre versioni di se stessa.
Nell'età del panno, in quella de parlare e in quella del pensare.
Nella prima età, tra le braccia di sua madre, teneva un dito in bocca e il panno bianco di cotone legato attorno all'esile vita, le ricadeva fino al pavimento.
Nella seconda età era in piedi tra i due genitori, a cui stringeva la mano, il vestitino bianco e i capelli biondi scuri lunghi fino alle spalle.
Nel più recente dipinto Lena se ne stava all'estrema sinistra, lontana da Leon e Carol, lo sguardo perso, l'abito nero e lungo e i capelli legati.
"Ti voglio bene. Sei mia figlia, la mia erede, governerai dopo di me, i saggi dicono che hai la stoffa, che sei intelligente. Peccato che in quindici anni hai sprecato troppo tempo. Dovresti studiare, fare conti, esigere uno studio tutto tuo. Invece vai a dare le patate agli orfani e parli coi barboni. Ognuno qui a Middle Town ha il suo compito, il compito di pensare agli altri, per il momento, non è tuo. Quando sarò morto e sarai governatrice potrai aiutare chi vuoi, potrai prendere decisioni importanti, ora il tuo compito è solo ed esclusivamente la formazione.
Quando avrai diciassette anni diventerai mia consigliera, parteciperai alle riunioni, ti piacerà, ne sono certo".
Lena colse le parole del padre al volo.
"Permettimi di consigliarti anche ora per favore. Invita il popolo a ragionare, dagli ciò che vuole, dimostra che ti importa del suo bene. Il popolo ti ama, so che non ci sarà nessuna sommossa se il tuo atteggiamento cambierà".
Leon rise, in modo sguaiato, e sua figlia sentì che l'odio per quell'uomo, piano piano, cresceva dentro di lei.
Poi lui urlò.
"Il popolo non mi ama, non ama quella perdigiorno di tua madre e non ama nemmeno te! A stento sanno chi sei, e ti vedono come una privilegiata, e siccome loro lavorano per vivere si sentono in diritto di giudicare. Loro odiano la loro vita, sono frustrati, per questo meditano di fare sommosse già da tempo.
Sono stato avvisato da un amico di questa idea, e mi sono preparato per affrontare questa follia, nessuno ci farà del male, puoi stare tranquilla, e vedrai che si renderanno conto dell'errore commesso ed eviteranno di compierne altri".
Lena chiese di potersi congedare.
"No, prima devi farmi una promessa. Rimani in casa da stasera fino a dopodomani. Non uscire.
Nemmeno per andare dai tutori, lascia che questa sommossa passi, si attenui e finisca, non voglio che nessuno ti faccia del male".
Lei, suo malgrado, annuì, poi uscì dalla stanza e corse in camera sua.
Non riusciva piangere, eppure ne avrebbe avuto tutti i motivi.
Quella sera la cena da Carmin era stata una perdita di tempo, la sua testa era a Via delle ossa, tra i festeggiamenti del popolo, l'odore di pesce fritto, la musica e...vicino a Jude.
Lui non avrebbe passato tutta la vita con quella megera di Ger e prima o poi l'avrebbe notata.
A Lena di tutto quello che diceva suo padre non importava, tanto che aveva partecipato alla festa della pesca vestita come una povera senza un occhio, aveva mangiato il pesce e ballato.
Nessuno si era accorto di lei.
Lei sognava di stare in mezzo a loro in quel modo, senza essere diversa, senza essere notata.
Guardò dalla sua finestra, l'aprì, respirò ancora i profumi della serata, poi la chiuse perché cominciò a nevicare, e non l'avrebbe aperta per due giorni.
Il giorno dopo la domestica Pat le portò la colazione in camera.
"Non ti senti bene?" - "Ho un fortissimo mal di pancia Pat... puoi dire ai miei genitori che non scenderò al piano di sotto per tutto il giorno? Ho bisogno di riposare e dormire, ho avuto un sonno tormentato", la donna, annuendo, le consegnò due fette di pane scuro e del miele.
"Fino a stasera potrai rimanere in camera, poi ti verrà chiesto di scendere. Tua madre ha invitato Carmin per cena".
Lena mise la testa sotto il cuscino.
Carmin da loro quella sera?
Si sentiva torturata da sua madre.
"Ho visto Carmin ieri, non è necessario cenare insieme anche oggi! Non sto bene, ho bisogno di riposare" - "Tua madre insiste" - "Io non scenderò" - "E allora ti verremo a prendere io, tua madre e tuo padre e ti trascineremo per i capelli, in modo che tu, per decenza, faccia compagnia a Carmin questa sera, come lo ha fatto lui ieri con te".
Pat senza attendere risposte da Lena abbandonò la stanza e chiuse la porta.
Vecchia grassona.
Quando lei era piccola la domestica era dolcissima, la pettinava, giocava con lei. le raccontava storie ... ora era solo un burattino di sua madre... un grasso burattino con un sedere che non entrava in nessuna sedia.
Lena passò tutto il giorno a guardare fuori dalla sua finestra, in attesa di un minimo movimento, di una qualche avvisaglia, ma quella era una giornata come tutte le altre e la quiete regnava suprema.
In cuor suo la ragazza sperava che il popolo cambiasse idea.
Non era saggio mettersi contro il governatore, qualcuno si sarebbe ferito, se ne sarebbero andati con la coda fra le gambe.
Jude avrebbe preso parte alla sommossa?
Non poteva saperlo, non restava che aspettare.
Con la mente piena di domande scese per la cena senza che nessuno la chiamasse, aveva indossato un abito di lana color crema, legato i capelli in una coda alta.
Carol la vide e le andò incontro, abbracciandola, stava ovviamente tenendo una fitta conversazione con Carmin.
"Figlia mia scusa se non sono venuta in camera tua oggi, ho avuto impegni".
La madre indossava una tunica rossa ed aveva i lunghi capelli castani sciolti.
"Non preoccuparti madre" - "Tuttavia siccome sei qui immagino che tu stia meglio, caro! Lei è qui".
Carmin si avvicinò a Lena, i baffetti appena visibili sotto il naso, i capelli di un biondo grigiastro simile alla polvere, gli occhietti piccoli e scuri.
La faccia lunghissima.
"Che bello vederti così spesso dolcezza".
Dolcezza?
A Lena veniva da vomitare.
Suo padre non scese per la cena "ha delle scartoffie da controllare, si scusa con veemenza, mio marito morirà lavorando, ho sposato un governatore, me lo sarei dovuto aspettare!".
In realtà stava programmando la difesa.
Come avrebbe fatto?
Frecce?
Sassi?
"Cara?", Lena abbandonò i suoi pensieri e guardò Carmin - "Non mangi niente dolcezza?".
Il piatto della ragazza era pieno di pesce e patate, che pian piano diventavano sempre più freddi.
"Carmin ti chiedo perdono ma ho del fastidioso mal di pancia, quindi non credo che mangerò, ma è una gioia stare qui con te stasera".
Quella frase di rito fece arrossire il ragazzo-foca e Carol, fiera, le fece l'occhiolino.
Poi Lena smise di parlare.
"Sai mia cara, il giovane Carmin sta già imparando l'arte della lavorazione dell'oro, diventerà un gioielliere eccellente proprio come suo padre".
"Carmin tra un anno manderà avanti la gioielleria praticamente da solo... dovresti essere fiera del suo percorso, è un ragazzo più unico che raro".
Lena si alzò.
"Chiedo il permesso di congedarmi, ho nausea e ho bisogno di stendermi, Carmin, se me lo concedi rimanderei le chiacchiere ad un altro giorno".
il ragazzo-foca si guardò intorno, come per accertarsi che lei stesse parlando davvero con lui e rispose: "Congedati, ci rivedremo domani".
Lena senza aggiungere parole salì correndo per le scale e si rifugiò nella sua stanza per abbandonarsi di nuovo ad un sonno quantomeno tormentato.
Passò un decimo di giornata e poi successe.
Una pietra, enorme, nera, spaccò il vetro della sua stanza e cadde sul suo letto, d'istinto lei guardò giù.
Il popolo aveva i forconi, aveva bastoni, pietre.
Erano donne, uomini, anziani.
E la sommossa era iniziata.
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Ecco il SESTO EPISODIO: Episodio 6.
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