I saggi glielo avevano detto che quello sarebbe stato un autunno freddo e poco luminoso.Le avevano detto di uscire poco di casa, di mettersi sotto la lana candida del suo letto e di accendere un tiepido fuoco per scaldare mani, piedi e cuore.
Middle Town era una delle città più fredde del sud, le famiglie dopo che calava il sole si chiudevano in casa e spendevano le ultime ore della giornata a scaldarsi.
Lena però i saggi non li aveva mai ascoltati.
Fin da quando era bambina aveva sempre avuto un po' paura di loro, la guardavano dall'alto in basso e sebbene fossero sempre stati vecchi rimanevano sempre, spaventosamente, uguali, come mummie in un sarcofago.
Erano Rin, Form e Kail.
Tre vecchi decrepiti che sapevano tutto di tutto e che vivevano in una casa sul lago di sinistra.
Middle Town si chiamava così perché stava tra due laghi, quello di destra e quello di sinistra, i quali erano praticamente identici, almeno per ciò che concerne l'aspetto.
Il lago di destra dava da mangiare pesce a tutto il popolo middleiano, li teneva in collegamento con le città vicine, era infatti facilmente attraversabile con navi, zattere o barche e la sua acqua era dolce e buona da bere.
Poi c'era il lago di sinistra, un lago che portava la morte, lì non si poteva nuotare, pesci non ce ne nascevano e nessuno osava oltrepassarlo. In poche parole i middleiani si trovavano a vivere, mangiare e dormire esattamente tra una fonte di morte e una fonte di vita.
Sospesi.
Lena, sebbene fosse una quindicenne curiosa e piuttosto intraprendente, non aveva avuto neanche una volta il coraggio di avvicinarsi al lago di sinistra, nessuno lo faceva da decenni, forse da secoli.
Il popolo viveva di pesca, di coltivazione, di artigianato, e tutto andava avanti in pace e regolarmente, praticamente sempre.
Quel giorno d'autunno Lena stava lavandosi le mani nel lago, aveva scavato nella terra per recuperare più patate possibili da portare alla mensa degli orfani.
Andava tutte le sere dagli orfani, erano circa quaranta ragazzini che per un motivo o per un altro si trovavano a dover vivere senza nessuno dei due genitori, la maggior parte di loro era solo a causa della malattia del sangue verde, un'epidemia che circa otto anni prima aveva colpito i pescatori, portava debolezza, spossatezza e morte, almeno ai più fragili.
Con un sacco pieno di patate Lena raggiunse il rifugio.
"Sei venuta anche oggi", le disse la vecchia tata "I bambini ti stanno aspettando ma pensavo che con questo freddo saresti rimasta a casa".
"Signora Lin io ho un po' di cibo con me, mi permette di entrare?"
"Te lo permetto".
Le solite parole di accoglienza.
I bambini le corsero incontro felici, erano loro la cosa che era in grado di renderla davvero piena e soddisfatta.
La tata Lin portava sempre un lungo abito nero e i capelli argentati raccolti in una coda, era severa ma il suo animo era dolce e paziente, aveva un rapporto confidenziale e di rispetto reciproco con Lena, ma non si fermava mai a parlare con lei troppo a lungo.
"Il dovere chiama e al dovere si risponde", diceva sempre.
La febbre le aveva portato via i due figli molti anni prima e quindi si era prodigata per salvare quelli degli altri, le ragazze del villaggio a turno le davano una mano, ma era lei a reggere il peso del rifugio per gli orfani e della mensa che dava loro da mangiare ogni giorno.
Lena non mangiò nulla con i bambini, chiacchierò con alcuni di loro poi, vista l'ora tarda, si affrettò a tornare a casa.
"Tata Lin, se me lo permetti esco".
"Te lo permetto".
Lena, fuori dal rifugio, si strinse nel cappotto di lana, mentre il vento le scombinava i lunghi capelli color tabacco e gli occhi color ambra le lacrimavano dal freddo.
"Mia madre mi ammazzerà non appena varcherò la soglia di casa".
A passo veloce continuò a percorrere le vie ormai semideserte della città, finché non vide Jude.
Jude aveva diciassette anni, vendeva erbe aromatiche all'angolo della via delle ossa ed era piacevole conversare con lui.
Stava riponendo la sua merce in un sacco di iuta, scocciato.
"Jude!" lo chiamò lei.
"Lena, aiutami a mettere via la pianta viola".
"Non dovresti già essere tornato a casa?"
Lena prese quattro vasetti di pianta viola e con più delicatezza possibile li sistemò nell'ampio sacco del suo conoscente.
"Io sono un maschio, posso girare liberamente anche con il buio, invece del tuo coprifuoco che ne è stato? Tua madre ti permetterà di entrare? Il sole è già tramontato"
"Non mi lascerà di certo fuori di casa".
Jude caricò in spalla il pesante sacco e le sorrise.
Quei capelli neri disordinati e gli occhi pallidi e grigiastri le erano sempre piaciuti, Jude era bello, dolce, educato, paziente ... ma spaventosamente povero.
Vendere piante viola e ramoscelli di pianta odorosa non lo avrebbero mai fatto arricchire.
I genitori erano due pezzenti, vivevano in una baracca e facevano lavorare lui al posto loro per "forgiargli il carattere".
In realtà preferivano che fosse lui a passare la giornata per strada, semplice.
Jude la salutò con un bacio sulla guancia destra, lei arrossì e veloce percorse il tratto di strada che la separava da casa.
La sua casa era posizionata al centro della città, là dove tutti potevano vederla, suonò la campana e aprì il portone Pat, la sua domestica.
"Pat, mi permetti di..."
Pat la tirò per il braccio.
"Sciocca ragazza!" urlò mentre sbatteva la porta.
All'interno dell'abitazione Lena fu travolta da un improvviso calore.
"Tua madre ha mandato Carmin a cercarti, è nervosa, arrabbiata e preoccupata, il sole è calato da un decimo di giornata.
"Non esagerare Pat..." - "Non esagero, sciocca ragazza!".
Sua madre in breve tempo fu lì, nella sua invernale veste viola, aveva i capelli castani legati in una treccia, lo sguardo verde furibondo e una candela in mano, le diede uno schiaffo sonoro e istintivo.
"Stavi ancora parlando con quel barbone?".
"Barbone, madre ma che stai..."
"ll figlio di quelli della stirpe Trad, June...un barbone di prima categoria, un perdigiorno"
"Jude..."
"Cosa vuoi che me ne importi del suo nome? Ti ho detto mille volte che prima che il sole cali tu devi stare dentro casa, è fondamentale, delle altre ragazze cosa importa se vengono travolte dal buio, ma della figlia del governatore della regione cosa potrebbero pensare? Potrebbero pensare che chiudi le botteghe con i commercianti o ancor peggio...che stringi amicizia con persone poco raccomandabili".
"Io non stringo amicizia madre, semplicemente intrattengo delle conversazioni con le persone che mi stanno a genio".
Pat, in quel momento si dileguò, rendendosi forse conto che l'ora della cena si era estremamente avvicinata.
Carol, la mamma di Lena, continuò ad esporre le sue idee.
"Quel June o Jude è stato fidanzato con la sorella del mugnaio, tu sai che tipo di persone sono? No? Te lo dico io! Sono persone che non si lavano da almeno due mesi!"- "Madre ti prego smettila..."- "Carmin è così in pena per te, lui si che è raccomandabile, figlio di ricchi commercianti, eloquente ...così .... bello".
Carmin sembrava una foca.
"...bello?" - "Lena, posso assicurarti che si lava, a differenza dei tuoi amici bottegai di strada e degli orfani dove vai a portare le patate che rubi dall'orto della stirpe Fried".
Perché sua madre riusciva sempre a scoprire tutto?
"Sei la figlia di un uomo importante, comportati con reverenza, vai a lezione la mattina, pranza con la tua famiglia, torna a casa un decimo prima che il sole cali, se non rispetterai queste semplici regole da domani in poi ti manderò a lavorare con Tata Lin o con il tuo amico June, Jupe o come diamine si chiama.
Spero di essere stata chiara".
Disegno di Barbara Mazzei
Ecco il secondo episodio : EPISODIO 2.
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Luca Docet
RispondiEliminaWOW. Luca, è davvero scritto molto bene. Sono curiosa
RispondiEliminaRacconto bellissimo sono curiosa di proseguire grande Luca��
RispondiEliminaScritto benissimo!�� Complimenti!
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